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Controllo dei fattori di rischio: obesità, attività fisica, fumo

 

  - obesità meno prevalente della media dei paesi europei nell'adulto;

 



 - obesità più frequente della media dei paesi europei nell'età infantile e nell'adolescenza;

 

 

 

 

 

 

 

 

- più frequenti i sedentari rispetto alla media europea;

 

 

 

 

 

 

 



 

  - meno frequenti i fumatori rispetto alla media europea;

 

Incidenza e prevalenza delle malattie cardiovascolari

MORTALITA' PER MALATTIE CARDIOVASCOLARI E PER TUMORE

 

 

IN SINTESI

  • in Europa e in Italia, nella popolazione generale, la mortalità annua standardizzata per 100.000 abitanti è massima per cause cardiovascolari, seguono i tumori;

  • questo é vero per maschi e femmine, e per i soggetti con 65 anni o più;

  • solo nelle persone con meno di 65 anni i tumori superano le malattie cardiovascolari come causa di morte (con percentuali, fortunatamente, molto più basse per entrambe le cause rispetto a quelle osservate negli ultrasessantacinquenni);

  • in Italia, rispetto al resto dell'Europa, la mortalità é più bassa sia per causa cardiovascolare sia per malattie neoplastiche.

 

 

MORTALITA' PER MALATTIE CARDIOVASCOLARI DIVIE PER TIPO

 

 

 

IN SINTESI

 

  • scomponendo la mortalità cardiovascolare nelle diverse componenti (infarto acuto; altre forme di cardiopatia ischemica; ictus cerebrale o stroke; altre cause cardiache, incluso lo scompenso), si osserva che in Italia, come in Europa, la mortalità per tutte le cause cardiovascolari é maggiore negli uomini rispetto alle donne, e soprattutto é molto maggiore nei 65enni e oltre rispetto ai soggetti più giovani;

  • in Italia, rispetto al resto dell'Europa, la mortalità è più bassa per tutte le malattie cardiovascolari con la sola eccezione dell'ictus.

 

Attività sportiva, amatoriale e agonistica: la normativa

 

L'Italia é l'unico paese europeo con una precisa normativa a riguardo

 

  - al di fuori di attività a basso impegno cardiovascolare, come le bocce o il golf, é richiesto un certificato medico corredato da un elettrocardiogramma;

  - gli sportivi agonisti/professionisti sono particolarmente controllati: questo ha determinato, nel nostro paese, una riduzione del 90% degli arresti cardiaci negli sportivi negli ultimi decenni.

  - a livello nazionale e internazionale, vi è dibattito in merito alla necessità e appropriatezza dei controlli sistematici negli sportivi, e delle limitazioni imposte ai soggetti a rischio aritmico.

 

 

Leggi l'intervista a Davide Girola - Cardiologia riabilitativa Gruppo Multimedica

 

 

 

Un caso di arresto cardiaco refrattario

Poche settimane fa, un paziente con infarto acuto in atto è andato in arresto cardiaco sulla porta della sala di emodinamica, arresto. E’ stato un arresto "refrattario" che, purtroppo, non si è risolto nonostante numerose defibrillazioni e le comuni manovre rianimatorie.

 


Con l'aiuto del dispositivo per il massaggio cardiaco esterno automatico presente sull'ambulanza che aveva trasportato il paziente, si é potuto mantenere una circolazione sufficiente a preservare la funzione cerebrale e degli organi vitali, mentre veniva impiantato un sistema di assistenza circolatoria temporanea (Ecmo) attraverso i vasi femorali.

 

 

Questo sistema garantiva la circolazione e l'ossigenazione del sangue mentre si procedeva con la coronarografia, che rivelava un’occlusione della coronaria principale, causa del dolore che aveva indotto il paziente a recarsi in ospedale. Il vaso veniva riaperto e mantenuto pervio con l’abituale procedura di angioplastica e impianto di stent. Solo dopo la riapertura del vaso, il paziente ha recuperato il ritmo cardiaco dopo l'ennesima defibrillazione.

 

L'esecuzione seriata dell'ecocardiogramma ha permesso di osservare il graduale recupero della funzione contrattile del cuore, all'inizio quasi nulla, e dopo quattro giorni solo di poco inferiore a quella di un cuore normale. Nel frattempo si assisteva a un normale risveglio senza danni cerebrali. I diversi supporti alla circolazione e alla respirazione hanno potuto essere rimossi e il paziente é stato dimesso senza complicazioni.  

 


 

Proprio negli stessi giorni, la direzione ha deliberato per l'acquisto di un apparecchio per il massaggio cardiaco in automatico in dotazione stabile presso il Cardiocenter.

 

 

Dott. Angelo Calini

III Servizio di Anestesia e Rianimazione
Ospedale Niguarda Milano

Rianimazione cardiopolmonare


 

L’arresto cardiaco è una delle principali cause di morte degli ultimi tempi, ma con il giusto intervento si possono limitare i danni.

 

Come mostra il video, se ci troviamo in presenza di una persona che perde i sensi e cade a terra, la prima cosa da fare è scuoterla e chiamarla. Se la persona è senza sensi, è essenziale chiamare subito il 118.

 

Nel frattempo si possono fare delle operazioni fondamentali: portare delicatamente la testa del paziente all’indietro e controllare se respira. Se non respira, è necessario iniziare una rianimazione cardiopolmonare.

 

Per eseguirla correttamente, bisogna mettersi di fianco al paziente, con le braccia tese e le mani una sopra l’altra posizionate al centro del torace, ed effettuare delle compressioni, 2 al secondo per un totale di 30 pressioni. Se avete a disposizione un defibrillatore portatile, accendetelo e seguite le indicazioni.

 

Queste poche linee guida potrebbero salvare una vita.

 

 

Qualità ed esiti delle cure

 

Ascolta il podcast di Cuore e Denari

del 28 giugno 2016

 

Cuore e denari - Cuore e sport

Screening cardiologico per lo sport agonistico

Lo sport di per sé fa bene e riduce il rischio di malattie cardiache, ma ci sono condizioni che sconsigliano un certo tipo di attività fisica, perché potrebbe provocare aritmie anche mortali. La diagnosi precoce anche negli sportivi permette di individuare eventuali malformazioni del cuore e prevenire morti improvvise in campo. 

 

 

Leggi l'intervista di Alessandro Zorzi - Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari
Università di Padova

 

 

 

 

Chi ha un defibrillatore impiantabile può fare esercizio fisico, a patto che l’attività sportiva sia gestita in base alle condizioni e che l’esercizio venga suggerito dal cardiologo, che conosce la situazione. In base alla condizione del paziente si può scegliere il dispositivo adatto, per normalizzare il più possibile la vita del paziente.

 

 

Ascolta l'intervista di Maurizio Lunati - Direttore Cardiologia 3 - Ospedale Niguarda

 

Cardiopatie in atto o pregresse

Lo sport di per sé fa bene e riduce il rischio di malattie cardiache, ma ci sono condizioni che sconsigliano un certo tipo di attività fisica, perché potrebbe provocare aritmie anche mortali. La diagnosi precoce anche negli sportivi permette di individuare eventuali malformazioni del cuore e prevenire morti improvvise in campo. 

 

 

Leggi l'intervista di Alessandro Zorzi - Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari
Università di Padova

 

 

 

 

Chi ha un defibrillatore impiantabile può fare esercizio fisico, a patto che l’attività sportiva sia gestita in base alle condizioni e che l’esercizio venga suggerito dal cardiologo, che conosce la situazione. In base alla condizione del paziente si può scegliere il dispositivo adatto, per normalizzare il più possibile la vita del paziente.

 

 

Ascolta l'intervista di Maurizio Lunati - Direttore Cardiologia 3 - Ospedale Niguarda

 

Morte improvvisa negli atleti, a che punto siamo

 

Abbiamo intervistato Alessandro Zorzi del Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari dell'Università di Padova.

 

Ecco come risponde alla nostra prima domanda

 

Gentile dott. Zorzi, la morte improvvisa di giovani atleti in campo é un evento che colpisce l'opinione pubblica. Certamente si tratta di un dramma, che meriterebbe, se possibile, di essere evitato anche se si verificasse una volta sola. Ma possiamo sapere se interessa gli sportivi in misura simile o diversa rispetto a quanto accada ai soggetti di pari età?

 

Lo sport di per sè fa bene, e questo deve essere affermato chiaramente. Praticare un'attività fisica regolare è una delle miglior terapie per ridurre il rischio di malattie cardiache come l'infarto. Nei soggetti affetti da alcune malattie cardiache, però, lo sport intenso può essere pericoloso perchè in grado di innescare gravi aritmie (anche mortali). Nel caso di alcune malattie cardiache, come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, il rischio di morte improvvisa è aumentato addirittura di 3-5 volte se si pratica sport competitivo.

 

 

 

I defibrillatori nei luoghi pubblici: diffusione ed efficacia

L’arresto cardiopolmonare è una condizione che colpisce ancora tanti, ma l’intervento precoce del 118 può limitare i danni. Le centrali operative del Soreu, nel corso di questi anni, si sono specializzate, per un intervento veloce ed efficace.

 

 

Ascolta l'intervista a Giovanni Sesana, Direttore Soreu area metropolitana, Ospedale Niguarda, Milano

 

La formazione alla rianimazione dei laici: diffusione ed efficacia

Ascolta l'intervista a Giovanni Sesana, Direttore Soreu area metropolitana, Ospedale Niguarda, Milano

 

 

 

Ascolta la puntata

ITALIA VS EUROPA

il 28 Giugno nel corso della trasmissione "Cuore e Denari",
condotta da Nicoletta Carbone e Debora Rosciani,
dalle 10:30 alle 12:00
  • PREVENZIONE, INCIDENZA, QUALITA' CURE CARDIOPATIE
  • ATTENZIONE ALL'ATTIVITA' FISICA E SPORTIVA
  • PREVENZIONE E SCREENING CARDIOPATIE NEGLI SPORTIVI
  • SOCCORSO ALL'ACC SUL TERRITORIO
Intervengono Dott.ssa Maria Frigerio e Dott. Maurizio Lunati

Le interviste

  • CUORE E SPORT
    AGONISTICO
    Intervista a Alessandro Zorzi

    Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari
    Università di Padova
  • LA RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE SUL TERRITORIO
    Intervista a Giovanni Sesana

    Direttore Soreu area metropolitana, Ospedale Niguarda, Milano
  • ACCERTAMENTI MEDICI E CARDIOLOGICI PER LA PRATICA DELL'ATTIVITA' SPORTIVA AMATORIALE
    Intervista a Davide Girola

    Cardiologia riabilitativa Gruppo Multimedica
  • ARITMIE E VALUTAZIONE DEL RISCHIO ARITMICO
    Intervista a Maurizio Lunati

    Direttore Cardiologia 3, Ospedale Niguarda, Milano
  • Alessandro Zorzi
    Dipartimento di scienze cardiologiche, toraciche e vascolari
    Università di Padova
    1) Gentile dott. Zorzi, la morte improvvisa di giovani atleti in campo é un evento che colpisce l'opinione pubblica. Certamente si tratta di un dramma, che meriterebbe, se possibile, di essere evitato anche se si verificasse una volta sola. Ma possiamo sapere se interessa gli sportivi in misura simile o diversa rispetto a quanto accada ai soggetti di pari età?
    Lo sport di per sè fa bene, e questo deve essere affermato chiaramente. Praticare un'attività fisica regolare è una delle miglior terapie per ridurre il rischio di malattie cardiache come l'infarto. Nei soggetti affetti da alcune malattie cardiache, però, lo sport intenso può essere pericoloso perchè in grado di innescare gravi aritmie (anche mortali). Nel caso di alcune malattie cardiache, come la cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, il rischio di morte improvvisa è aumentato addirittura di 3-5 volte se si pratica sport competitivo.

    2) Molte cardiopatie si manifestano con facile affaticabilità, che limita di per sé la pratica di attività sportiva specie a livello agonistico. Esistono però anche condizioni cardiache che possono esporre il soggetto al rischio di aritmie pericolose, ma senza comportare una limitazione soggettiva allo svolgimento dell'attività fisica: ci può dire quali sono le forme più frequenti, e se (e come) possono essere identificate precocemente?
    Il cuore è costituito da diverse componenti tra cui il muscolo contrattile, le valvole, il sistema "idraulico" (le coronarie) ed il sistema "elettrico", ed ognuna di queste si può ammalare. Alcune malattie del cuore a rischio di aritmie pericolose, come le cosiddette "cardiomiopatie" ma anche l'ostruzione delle coronarie, possono non causare alcun disturbo ma esporre comunque a rischio di morte improvvisa durante sforzo. A volte però bastano semplici esami per sospettare la presenza di una patologia cardiaca: l'elettrocardiogramma, per esempio, risulta alterato nel 90% dei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica e nel 70% dei pazienti con cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, i due principali "killer" dei giovani atleti.

    3) É possibile e appropriato fare uno screening per queste condizioni? E se si, la normativa italiana prevede che questo screening sia fatto negli sportivi che svolgono attività agonistica? Con quali conseguenze? E negli altri paesi europei, vi sono regole simili o diverse, e perché?
    Le visite medico-sportive periodiche negli sportivi hanno proprio l'obiettivo di identificare precocemente malattie cardiache a rischio di morte improvvise, specialmente nella fase iniziale quando non sono presenti sintomi e l'atleta è inconsapevole della sua condizioni. I risultati di questa strategia sono stati eccezionali: uno studio nella regione Veneto ha dimostrato che da quanto le visite medico-sportive sono state rese obbligatorie nel 1982 vi è stato un calo della morte improvvisa degli atleti del 90%. Si è addirittura arrivati al punto che la morte improvvisa è diventata più rara negli atleti rispetto ai non atleti di pari età, proprio grazie al fatto che i primi sono più controllati. Grazie da un parte all'obbligo dello screening per gli sportivi e dall'altra all'obbligo (più recente) della presenza di un defibrillatore negli impianti sportivi l'Italia è il paese con la legislazione più avanzata al mondo in tema di prevenzione della morte improvvisa dell'atleta. Negli altri paesi europei, invece, lo screening non è obbligatorio: a questo contribuiscono vari fattori tra cui senz'altro l'aspetto economico.

    4) C'è chi sostiene che le persone affette da cardiopatie a rischio aritmico dovrebbero essere informate del rischio che lo sforzo fisico può rappresentare per loro, e poi scegliere autonomamente se correrlo o meno. Lei é d'accordo con questa impostazione, e se no perché?
    Si tratta di un argomento molto delicato e dibattuto. Attualmente la Legge prevede che sia il medico dello sport a decidere se un atleta sia idoneo o meno a praticare sport senza che sia lasciato spazio alla decisione al diretto interessato. Personalmente credo che, così come una persona è libera di scegliere se assumere o meno una terapia per gravi malattie come il tumore, deve anche essere lasciata libera di scegliere se correre o no il rischio di praticare sport con una cardiopatia. Il problema però è che spesso la percezione del rischio è distorta: molti atleti affetti da patologie cardiache a rischio sono del tutto privi di disturbi e non sono consapevoli della propria condizione. Inoltre gli atleti sono spesso sottoposti a pressioni esterne che non sempre gli permettono di scegliere per il meglio (specialmente i professionisti ma anche tanti ragazzi figli di genitori che li vorrebbero campioni).

    5) É appropriato secondo lei fare una distinzione tra attività agonistica e amatoriale, o si dovrebbe distinguere soprattutto in base all'impegno cardiovascolare richiesto dall'attività? E in questo caso, lo strumento legislativo sarebbe adeguato a definire i livelli di sforzo adatti ai diversi soggetti, o ai diversi tipi di sport?
    Ovviamente il nostro cuore, quando è sottoposto ad uno sforzo, non fa distinzione tra attività agonistica (cioè competitiva) e amatoriale (cioè ricreativa). Mentre gli atleti agonisti sono controllati regolarmente per Legge, il vasto mondo degli sportivi "della domenica" che spesso comprende soggetti sopra i 40-50 anni lo è molto meno. Come conseguenza, lo scorso anno la gran parte delle vittime di arresto cardiaco improvviso durante sport erano sportivi amatoriali di sesso maschile sopra i 40 anni La Legge Balduzzi ha da qualche anno previsto che anche gli sportivi "non agonisti" eseguano almeno un elettrocardiogramma se praticano sport a moderato o intenso impegno cardiovascolare: è sicuramente un passo avanti, ma non sufficiente a rilevare il killer principale dello sportivo di mezza età (l'ostruzione delle coronarie). E' più opportuno che chi pratica sport anche se a livello amatoriale esegua almeno una volta all'anno una visita da uno specialista come il medico dello sport in grado non solo di escludere una cardiopatia ma anche di consigliare al paziente un programma di allenamento idoneo alle proprie condizioni.

    Laureato con lode in medicina e chirurgia nel 2008 all'università di Padova, consegue la specialità in malattie dell'apparato cardiovascolare nello stesso Ateneo nel 2014. Fin dal 2006 fa partre del gruppo di ricerca sulle cardiomiopatie eredo-familiari e sulla prevenzione della morte improvvisa dell'atleta diretto dal prof. Domenico Corrado. Attualmente è iscritto all'ultimo anno del dottorato di ricerca in malattie cardiovascolari e, contemporaneamente, svolge l'attività clinica dedicandosi in particolare alla diagnosi e cura delle aritmie. E' autore di 77 pubblicazioni, tra cui 54 articoli per extenso su riviste internazionali con impact factor.
  • Giovanni Sesana
    Direttore Soreu area metropolitana, Ospedale Niguarda, Milano
  • Davide Girola
    Cardiologia riabilitativa Gruppo Multimedica
    1) Si dice che un eccesso di regolamentazioni e certificazioni ostacoli la pratica dell'attività fisica, ma l'assenza di controlli metta a rischio coloro che la praticano, specie se in modo discontinuo... cosa può dirci a riguardo, con la sua esperienza di cardiologo e di medicina sportiva?
    L'attuale normativa italiana non rappresenta un eccesso di regole o un ostacolo alla pratica dell'attività fisica o sportiva; considero necessaria una normativa di indirizzo, che riguarda potenzialmente 20 milioni di italiani (32% della popolazione). Tanti sono, secondo dati Istat, quelli che praticano attività fisica in Italia, persone già abituate o predisposte a recarsi in una palestra o in un campo sportivo.
    Dunque va subito chiarito che chi svolge attività fisica in modo saltuario o chi pratica attività ludico-motoria o anche sport a basso impegno cardiovascolare (come camminate sportive, golf, bocce, ginnastica a scuola) non deve sottoporsi a nessuna visita e non necessita di alcuna certificazione.
    La normativa concerne solo chi svolge attività fisica non agonistica, nella fattispecie persone che praticano sport in maniera continuativa ed in contesti organizzati, ne sono un esempio coloro che si recano "in palestra" o in un centro sportivo: costoro devono sottoporsi ad una visita medica ed essere in possesso di un elettrocardiogramma. La novità introdotta dalla legge è proprio questa: l'esecuzione obbligatoria di un elettrocardiogramma refertato dallo specialista, a corredo della certificazione. Ed é questa novità che spesso viene considerata una complicazione, perché lo sportivo (o l'aspirante sportivo) deve, talora in due fasi distinte e con un certo investimento di tempo e danaro, eseguire l'elettrocardiogramma oltre che sottoporsi a visita medica.

    2) Cosa prevede la normativa italiana, nei bambini, nei ragazzi e negli adulti? E può dirci se é simile o diversa da quella degli altri paesi europei?
    La normativa di riferimento è quella prevista e pubblicata il 20 luglio 2013 (Decreto del Ministro della Salute del 24.04.2013) e successive modificazioni, nota come "Decreto Balduzzi" dal nome dell'allora ministro, che ha stabilito chi deve essere sottoposto a visita medica e quali sono le figure professionali coinvolte.
    In sintesi, la normativa prevede che deve essere stilato un certificato sia per chi svolge attività sportiva "non agonistica", sia per coloro che praticano sport ad "elevato impegno cardiovascolare". La certificazione può essere rilasciata solo dal medico di medicina generale, dal pediatra, o dal medico dello sport e da un medico iscritto alla Federazione medico-sportiva italiana, sulla scorta di una visita comprensiva di accurata anamnesi, esame obiettivo, misurazione della pressione arteriosa ed elettrocardiogramma.
    Emerge quindi, e chiaramente, il ruolo centrale e peculiare della valutazione del sistema cardiovascolare e della sussistenza obbligatoria dell'elettrocardiogramma. Non vi è differenza tra la certificazione per un bambino o per un adulto, tranne per il fatto che sino ai 18 anni può essere rilasciata da un pediatra.
    L'Italia è tra i pochi paesi al mondo e l'unico in Europa ad adottare una strategia ed una normativa specifica per l'idoneità allo sport. Non esistono esempi analoghi nel vecchio continente.

    3) La normativa é chiara? E se no, per quali ragioni/in quali punti? E viene rispettata?
    La normativa, per definizione, è chiara. Il medico di famiglia ed il pediatra sono molto scrupolosi nel rilasciare i certificati. Nella mia esperienza queste figure sono molto attente ed hanno a mio avviso riscoperto l'importanza dell'elettrocardiogramma come mezzo potente e non "visionario" di screening e prevenzione delle malattie cardiovascolari. Dopo circa due anni dall'entrata in vigore della legge, nella mia esperienza diretta posso dire che la normativa è oramai capita e metabolizzata.

    4) Le organizzazioni come le palestre o i centri fitness in generale prendono seriamente le regole sulle certificazioni? Le affrontano scrupolosamente o con leggerezza?
    I centri Fitness vanno responsabilizzati e invitati a riflettere. Ogni fruitore dei servizi di un centro sportivo deve essere tutelato in quanto praticante un attività che riguarda la sua salute. Credo che in tale contesto la normativa sia rispettata, mediamente, nel 50% degli iscritti, forse meno. E' un fatto culturale. Eppure è proprio in questo contesto che si deve lavorare con controlli e formazione.
    Attualmente, a differenza di qualche lustro orsono, un centro Fitness é frequentato più da persone ultracinquantenni che da ragazzi, queste persone necessitano quindi di uno screening attento proprio come è stato "pensato" dal legislatore. In questi centri, di solito, è il laureato in scienze motorie che pretende la certificazione più che il gestore...

    5) Può dirci se é a conoscenza di episodi di attacchi cardiaci avvenuti in queste strutture? Sa se il personale in genere viene addestrato al primo soccorso e, in particolare, alla rianimazione cardiopolmonare?
    Non vi é notizia che nei centri fitness il tasso di eventi cardiovascolari sia più elevato rispetto a quello osservato in altri spazi aperti al pubblico. Non esistono però statistiche specifiche.
    É verosimile che gli eventi fatali siano rari, come del resto sono rari tra coloro che praticano attività agonistica (1 morte su 100.000 atleti praticanti all'anno, a fronte di un tasso di -.- nella popolazione generale). Le morti improvvise negli atleti hanno però un impatto molto forte sull'opinione pubblica, perché non raramente avvengono sotto gli occhi del pubblico, riguardano soggetti spesso famosi (almeno a livello locale o tra gli appassionati), giovani, e che dovrebbero essere controllati sotto il profilo della salute.
    Tornando alla pratica amatoriale dello sport e dell'attività fisica, la legge attuale è molto interessante in quanto obbliga di fatto il medico certificatore a chiedersi che tipo di attività svolge il soggetto, e se questa attività é adatta alla persona. Nei centri sportivi e di fitness moderni vengono praticate anche attività fisiche ad alto impegno cardiovascolare, che, in assenza degli appropriati controlli, potrebbero essere eseguite anche da soggetti con fattori di rischio cardiovascolare noti, o addirittura con malattia cardiaca nota.
    Non é specificmente richiesto che il personale che lavora in queste strutture abbia un addestramento al primo soccorso, e sarebbe auspicabile un aggiornamento in questo senso della normativa.

    Specialista Cardiologo presso l'Ospedale San Giuseppe Milano - Gruppo Multimedica, Davide Girola si dedica a
    - attività cliniche: riabilitazione cardiologica in pazienti in esiti di interventi di cardiochirurgia e/o scompenso cardiaco
    - attività diagnostiche: ecocardiografia basale, da stress fisico e farmacologico, Test ergometrici Elettrocardiografia
    - attività di ricerca: Valutazione cardio-metabolica del paziente cardiopatico (test cardiopolmonare e funzionale del paziente con cardiopatia valvolare, ischemica e/o con sindrome metabolica ed insufficienza cardiaca).

    In qualità di specialista cardiologo è inoltre consulente per centri di medicina sportiva, centri specialistici in medicina dello sport, società calcistiche e fitness club e molto altro ancora.
  • Maurizio Lunati
    Direttore Cardiologia 3, Ospedale Niguarda, Milano