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10 cose da sapere sull'infarto nelle donne a partire dal documento di consenso AHA

La "top ten" sull' infarto  miocardico acuto nelle donne

1 - Good news, bad news

Nell'ultimo decennio negli Stati Uniti c'é stata un'importante riduzione della mortalità cardiovascolare nelle donne. Tuttavia, non c'è stata una sostanziale riduzione dell'incidenza di infarto e della mortalità per infarto nelle giovani donne.



2 -  Mortalità a breve-lungo termine

Si rilevano persistentemente trend preoccupanti di profili di rischio peggiori e di mortalità più alta tra le giovani donne rispetto a quelle più anziane, con i dati che continuano a riportare una mortalità superiore in ospedale,  a breve e a lungo termine, rispetto agli uomini.



3 - Le caratteristiche delle placche sono diverse nelle donne

Benché la ostruzione dei vasi coronarici epicardici rimanga la causa principale dell'infarto in entrambi i sessi, le caratteristiche delle placche sono diverse nelle donne, e dati recenti hanno suggerito che la malattia dei piccoli vasi gioca un ruolo maggiore nella fisiopatologia degli eventi coronarici nelle donne.  



4 - Modello di malattia diverso

Studi autoptici hanno mostrato una crescente prevalenza dell'erosione della placca nelle donne, e in particolare in quelle più giovani, rispetto agli uomini. Questo ha un'interesse rilevante, dal momento che l'infarto in assenza di una malattia coronarica ostruttiva é più comune in giovane età e nelle donne.

 


5 - Dissecazione coronarica spontanea

La dissecazione coronarica spontanea é una causa molto rara di infarto, si verifica più spesso nelle donne, e dovrebbe essere sospettata in tutte le giovani donne che si presentano con una sindrome coronarica acuta senza i tipici fattori di rischio per l'aterosclerosi. La presentazione clinica della dissecazIone coronarica può essere variabile, includendo l'angina instabile, l'infarto, aritmie ventricolari, e morte cardiaca improvvisa.


6 - Depressione

La depressione ha una prevalenza doppia nelle donne rispetto agli uomini nella popolazione generale, ed é un importante fattore di rischio per infarto o morte cardiaca, aumentando il rischio di morte di almeno il 50'%. Recenti evidenze suggeriscono che la depressione nelle donne é un potente predittore di infarto a esordio precoce, mostrando una associazione più robusta con l'infarto e con la morte cardiaca nelle donne giovani e di mezza età rispetto agli uomini della stessa età.

 


7 -Ipertensione, diabete

Fattori di rischio come l'ipertensione e il diabete aumentano la probabilità di un attacco cardiaco in misura maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

 

8 - Sintomi non tipici

A paragone con gli uomini, le donne hanno una maggiore probabilità di avere una presentazione ad alto rischio e hanno una probabilità più bassa di manifestare sintomi tipici,  come il dolore toracico al centro del petto. Dolore nella parte alta della schiena, nelle braccia, nel collo, e nella mandibola, nonché un affaticamento inusuale, la mancanza di fiato, la sensazione di cattiva digestione, nausea, vomito, palpitazioni, debolezza, e un senso di minaccia, sono più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.  

 


9 - Presentazione in ospedale tardiva

Diversi studi hanno dimostrato che le donne si presentano più tardi dopo l'esordio dei sintomi di infarto rispetto agli uomini. Vivere sole, interpretare i sintomi come non urgenti e passeggeri, consultare un medico o un familiare, paura, e senso di imbarazzo (incertezza/smarrimento) comportano pure un ritardo nel cercare aiuto in ospedale.

 


10 - Cure meno sofisticate

A paragone con gli uomini, le donne tendono a ricevere meno cure e a usufruire più raramente dei servizi di riabilitazione dopo un attacco cardiaco. Dato il profilo psicosociale sfavorevole e il basso tasso di completamento dei programmi di riabilitazione, sono auspicabili nuove strategie di prevenzione secondaria per le donne, un segmento di popolazione non adeguatamente servito dalla riabilitazione cardiologica.

 

 

 

10 cose da sapere sull'infarto nelle donne a partire dal documento di consenso AHA/ACC

 

La gravidanza nella donna cardiopatica

Gravidanza e cardiopatia: Situazioni incompatibili?


 

  1. E' frequente il riscontro di una cardiopatia in gravidanza?
  2. Quali sono le patologie più comuni?
  3. Quale è il loro impatto prognostico sulla madre e sul feto?
  4. E' possibile determinare il rischio di complicanze?                   
  5. Quali strumenti si hanno a disposizione per ridurlo?
  6. Quali farmaci si possono usare in gravidanza?
  7. Si possono eseguire procedure diagnostiche o terapeutiche che richiedono l'impiego dei raggi X?
  8. Quando è necessario anticipare la data del parto?
  9. Come deve essere il parto nella donna con cardiopatia?
  10. Chi deve seguire la donna con cardiopatia durante la gravidanza?

 

 

1. E' frequente il riscontro di una cardiopatia in gravidanza?

 

Si stima che circa lo 0.2%-4% delle gravidanze avvenga in donne con una cardiopatia.

Il numero di questi pazienti è in progressivo aumento come conseguenza:

  • del miglioramento dei risultati del trattamento delle cardiopatie congenite
  • dell'aumento dell'età al momento della gravidanza con aumento della prevalenza dei fattori di rischio cardiovascolare
  • dei fenomeni migratori

 

 

2. Quali sono le patologie più comuni?

 

Tra le varie patologie cardiovascolari le cardiopatie congenite sono quelle di gran lunga   più frequentemente riscontrate (74%), seguite dalle cardiopatie acquisite (22%) e dalle aritmie (4%). Tra le cardiopatie acquisite le valvulopatie sono quelle più comuni (65%) seguono le cardiomiopatie (26%) e la cardiopatia ischemica (9%).

 

 

 

 

3. Quale è il loro impatto prognostico sulla madre e sul feto?

 

La presenza di una cardiopatia rappresenta la principale causa di mortalità materna indiretta, inoltre comporta un significativo incremento delle complicanze sia materne che fetali che hanno una incidenza di circa il 20% in entrambi i gruppi.

Lo scompenso cardiaco e le aritmie sono le complicanze materne più comuni, mentre l'aborto spontaneo e la prematurità sono gli eventi avversi fetali più frequentemente ritrovati. Tra le complicanze fetali devono essere ricordate sia le patologie malformative che la ricorrenza di una cardiopatia quando la mamma è portatrice di una cardiopatia congenita o di una patologia geneticamente determinata.

 

 

 

4.  E' possibile determinare il rischio di complicanze? 

 

In presenza di una cardiopatia nota il rischio di complicanze può essere controllato con:

-          la programmazione della gravidanza

-          il trattamento preconcezionale di quelle problematiche che potrebbero avere un impatto negativo durante la gravidanza stessa.

-          la pianificazione del follow-up durante tutta la gravidanza

-          il counceling genetico in presenza di una cardiopatia congenita o di una patologia 

-          geneticamente determinate.

La prevenzione delle complicanze è più difficile quando la patologia cardiovascolare viene diagnosticata durante la gravidanza; infatti in questi casi è spesso la complicanza stessa che causa il riconoscimento della cardiopatia.

 

 

5. Quali strumenti si hanno a disposizione per ridurlo?


ll contenimento dei rischi può essere ottenuto con una loro stratificazione in base al tipo di patologia cardiovascolare e al grado del suo impegno clinico e strumentale. Le più recenti linee guida hanno identificato 4 classi di rischio crescente dalla prima alla quarta classe, in quest'ultima la gravidanza dovrebbe essere scoraggiata. L'individuazione della classe di rischio consente poi di definire le modalità con cui dovrebbe essere monitorata l'intera gravidanza.

 

 

 

6. Quali farmaci si possono usare in gravidanza?

 

Sebbene la maggior parte dei farmaci cardiovascolari possa essere utilizzato durante la gravidanza, il loro impiego deve essere valutato in base al bilanciamento tra i rischi a cui può andare incontro la madre in caso di mancata assunzione della terapia e i rischi derivata da questa per il feto. Tra la 6° e la 12° settimana di gestazione andrebbe sospesa ogni terapia. Nelle successive settimane andrebbero evitati gli ACE inibitori, i sartanici e l'amiodarone. Gli anticoagulanti possono essere utilizzati seguendo precisi schemi terpaeutici, l'acido acetilsalicilico non trova generalmente controindicazioni al suo impiego.

 

 

 

7. Si possono eseguire procedure diagnostiche o terapeutiche che richiedono l'impiego dei raggi X?

 

In caso di necessità le procedure che richiedono l'utilizzo di raggi X come la coronarografia, l'impianto di un pace-maker o anche l' ablazione possono essere eseguite con relativa sicurezza purché si adottino tutte le misure atte a schermare l'addome della donna con adeguate protezioni. La cardioversione elettrica può essere eseguita in gravidanza senza avere effetti collaterali sul feto. Infine anche gli interventi cardiochirurgici in circolazione extracorporea possono venir eseguiti durante la gravidanza ma con rischi importanti per il feto.

 

 

 

8. Quando è necessario anticipare la data del parto?

 

In presenza della maggior parte delle patologie cardiovascolari è possibile portare a termine la gravidanza, usualmente un parto pretermine è necessario nelle donne con cardiopatie comportanti impegno emodinamico progressivamente peggiorativo.

 

 

 

9. Come deve essere il parto nella donna con cardiopatia?

 

Per il parto, quando possibile deve essere data la preferenza a quello naturale in quanto gravato da un minor numero di complicanze rispetto al parto cesareo; questo andrebbe riservato esclusivamente per le donne in cui la cardiopatia diviene mal tollerata emodinamicamente.

 

 

    

10. Chi deve seguire la donna con cardiopatia durante la gravidanza?

 

Ai fini dell'ottimizzazione dei risultati la gravidanza nella donna con cardiopatia richiede di essere seguita da un team multidisciplinare che oltre al cardiologo, al ginecologo, comprenda anche il genetista e il neonatologo.

Valutazione delle cardiopatie in età fetale

Cuore di mamma:  

cardiopatie congenite fetali

 

 

 

1 - Ma il mio bambino può avere una malattia al cuore?

2 - Cosa sono le cardiopatie congenite fetali?

3 - Con quale frequenza si manifestano?

4 - Perché?

5 - Ci sono fattori predisponenti che le possono determinare

6 - E’ possibile diagnosticarle in gravidanza?

7 - Un bambino con una cardiopatia congenita soffre durante la gravidanza?

8 - Possono essere associate ad altre problemi?

9 - A cosa serve la diagnosi in utero ?

10 - Possono essere curate durante la gravidanza?

 

 

 

 

1 - Ma il mio bambino può avere una malattia al cuore?

 

Il cuore può andare incontro ad un’anomalia di formazione o di sviluppo durante la vita embrionale e fetale tra la seconda e la nona settimana di gestazione . Ciò dà origine a quello che chiamiamo cardiopatie congenite fetali

 

 

2 - Cosa sono le cardiopatie congenite fetali?

 

Sono malformazioni semplici o complesse che interessano l’apparato cardiovascolare ( Il cuore e i grossi vasi)

 

 

3- Con quale frequenza si manifestano?

 

Le cardiopatie congenite sono le più frequenti tra le malformazioni congenite. Interessano da 2 a 8 bambini su 1000 nati. Se la mamma ha fattori di rischio la frequenza aumenta .

 

 

 

4- Perché?

 

La causa delle cardiopatie congenite non è completamente conosciuta anche se alcune malformazioni trovano riscontro in alterazioni di piccole parti dei cromosomi.

 

 

5- Ci sono fattori predisponenti che le possono determinare?

 

Ci sono fattori di rischio legati alla mamma e alla famiglia: Madre , padre e precedenti fratelli affetti da cardiopatie congenite, Malattie materne come il diabete mellito o alcune patologie autoimmuni, Alcuni tipi di infezione che si possono contrarre in gravidanza o l’assunzione di farmaci pericolosi durante la gravidanza. La maggior parte delle cardiopatie congenite comunque riguarda donne senza fattori di rischio

 

 

6- E’ possibile diagnosticarle in gravidanza?

 

Si può iniziare a sospettarle durante l’ecografia della 12 sett che misura la Traslucenza Nucale. Una traslucenza nucale ispessita è un importante indicatore precoce .

L’ecografia morfologica standard della 20 sett può mettere in evidenza un problema al cuore fetale. Un ecocardiografia fetale fatta in centri esperti con le figure del ginecologo ostetrico , del cardiologo pediatra e del cardiochirurgo che lavorano insieme consente una diagnosi precisa della malformazione e un adeguato counselling alla famiglia.

 

 

7- Un bambino con una cardiopatia congenita soffre durante la gravidanza?

 

Questa malformazioni , la maggior parte delle volte, sono ben tollerate durante la vita fetale e diventano sintomatiche e problematiche dopo la nascita. In fondo la mamma protegge il suo bambino .

 

 

8- Possono essere associate ad altre problemi?

 

Le cardiopatie congenite possono essere associate ad alcune sindromi genetiche o cromosomiche pertanto un loro riscontro in epoca prenatale può indirizzare , quando indicato, verso indagini genetiche mirate mediante amniocentesi o villocentesi.

 

 

9- A cosa serve la diagnosi in utero ?

 

Il riconoscimento in utero delle cardiopatie è molto importante innanzitutto perché consente di riferire questi bimbi in centri dove la loro cura fin dalle fasi fetali è affidata a quattro figure fondamentali : il ginecologo ostetrico, il neonatologo, il cardiologo pediatra e il cardiochirurgo . Soprattutto però questo consente di   programmare il parto di questi bimbi in strutture adeguate ad instaurare immediatamente terapie mediche e chirurgiche idonee.

 

 

10- Possono essere curate durante la gravidanza?

 

La maggior parte delle cardiopatie congenite è ben tollerata in utero e non richiede interventi prima della nascita.

 

Cardiopatie del neonato

Il cuore del neonato

Prime attenzioni e cure

 

 

 

 

1- Come differisce la circolazione del feto da quella del neonato?

 

L'ossigenazione del sangue fetale è garantita dalla mamma tramite la placenta, mentre nel neonato è necessario che il sangue passi attraverso i polmoni. La circolazione fetale è tale da ridurre al minimo l'afflusso di sangue ai polmoni e ciò è reso possibile dalla concomitante presenza di un'ampia comunicazione a livello della parete che separa tra di loro i due atri (fossa ovale pervia) e di un vaso che mette in comunicazione l'arteria polmonare con l'aorta (dotto arterioso).

 

 

 

2 -Quali adattamenti avvengono a livello dell'apparato cardiovascolare nei primi giorni di vita?

 

Durante le prime 48-72 ore di vita avvengono importanti modificazioni a carico dell'apparato cardiovascolare e polmonare del neonato. Con la nascita è l'attività respiratoria che consente gli scambi gassosi, per cui deve progressivamente aumentare la quantità di sangue che viene spinta nei polmoni.

Questo si realizza in seguito alla chiusura del dotto e della fossa ovale e alla concomitante maturazione del letto vascolare polmonare.

 

 

3-Come sono tollerate le cardiopate congenite nei primi giorni di vita?

 

La maggior parte delle cardiopatie congenite è ben tollerate nei primi giorni di vita fanno eccezione alcune malformazioni note come cardiopatie dotto e/o fossa ovale dipendenti. Queste patologie sono delle malformazioni complesse nelle quali la circolazione polmonare o quella sistemica possono essere mantenute solo grazie alla pervietà del dotto e/o della fossa ovale, che come detto vanno invece incontro alla loro chiusura entro le prime 72 ore di vita. In questi neonati il dotto può essere mantenuto pervio grazie all'infusione per via endovenosa delle prostaglandine. Nel caso invece che sia necessario mantenere la fossa ovale pervia deve essere eseguita la procedura di Rashkind che consiste nel retrarre con forza tramite la fossa ovale una sottile sondina che alla sua testa porta un palloncino gonfiabile.

 

 

4 - Vi sono cardiopatie che possono sfuggire alla diagnosi al momento della nascita?

 

La diagnosi di cardiopatia congenita in circa il 70% dei casi viene fatta già durante la vita fetale. Nei rimanenti casi il riconoscimento è possibile entro le prime settimane di vita. Vi sono tuttavia delle malformazioni che possono sfuggire ad una diagnosi precoce soprattutto ora che la dimissione dopo la nascita avviene molto precocemente. Per questo motivo è prassi rivedere i neonati dopo una settimana dalla loro dimissione.

 

 

 

5- Quando è necessario il trattamento chirurgico di una cardiopatia nel neonato?

 

Le cardiopatie che richiedono un trattamento chirurgico in epoca neonatale sono quelle dotto e/o fossa ovale dipendenti. In presenza di queste malformazioni si cerca di posticipare l'intervento dopo i primi 7-15 giorni di vita e questo per dar modo al neonato di completare i fisiologici adattamenti a carico dell'apparato cardiopolmonare; per questo motivo subito dopo la nascita è necessario iniziare l'infusione di prostaglandine e/o eseguire la procedura di Rashkind.

 

6-Il cuore del neonato può soffrire in assenza di una cardiopatia?

Anche in assenza di una patologia malformativa il cuore del neonato può soffrire. La causa più frequente è rappresentata dalla sofferenza perinatale che può essere responsabile di una transitoria riduzione della forza contrattile del cuore. L'ipertensione polmonare persistente o persistenza di circolo fetale è una problematica che può colpire i neonati che hanno per esempio avuto inalazione di meconio, in questi casi non avviene la fisiologica maturazione del letto vascolare polmonare con comparsa di severa desaturazione arteriosa. Questa patologia risponde usualmente in modo molto rapido alla inalazione di ossido nitrico che è un potente vasodilatatore polmonare.

Infine le tachicardie sopraventricolari, sono delle aritmie che possono esordire gia durante la vita fetale e a causa dell'alta frequenza causano scompenso. La terapia farmacologica consente di controllare efficacemente questi disturbi del ritmo.

 

 

 

7- E' sempre necessario eseguire l'elettrocardiogramma in epoca neonatale?

 

Usualmente non è necessario eseguire un elettrocardiogramma nei primi giorni di vita a meno che non sia stata in precedenza fatta diagnosi di cardiopatia o vi siano dati clinici che la facciano sospettare, oppure nei casi in cui sia nota la presenza di una patologia cardiovascolare geneticamente determinata nei genitori. E' consuetudine controllare l'elettrocardiogramma dopo il primo mese di vita nell'ambito della profilassi della morte in culla. Nella riduzione di tale evenienza si è dimostrata essere molto più utile la postura supina del bambino quando dorme piuttosto che il controllo elettrocardiogrfico, che consentirebbe d'individuare quasi esclusivamente quella piccolissima porzione di soggetti con intervallo Qtc prolungato.

 

 

 

8- E' patologico ritrovare la pervietà della fossa ovale nelle prime epoche della vita?

 

La fossa ovale è situata al centro della parete che divide tra loro i due atri ed è un buco che sul suo versante sinistro è parato da una membrana (la membrana della fossa ovale). Durante la vita fetale essendo le pressioni in atrio destro più elevate rispetto all'atrio sinistro, fan si che questa membrana rimanga scollata consentendo un'ampia comunicazione tra i due atri. Dopo la nascita le pressioni in atrio sinistro superano quelle in atrio destro cosi che la membrana viene apporsi ai bordi della fossa ovale chiudendola più o meno completamente. Nei primi anni di vita è comune che rimangano piccole pervietà della fossa ovale, ed è stato documentato come nel 25% della poplazione adulta la fossa ovale possa essere ancora pervia. Quindi la dimostrazione di una pervietà della fossa ovale non è indicativa di patologia tranne che in una piccola e selezionata fetta di giovani adulti.

 

Cardiopatia di nuova comparsa in gravidanza

Un cuore grande così


Durante la gravidanza avvengono importanti modificazioni del sistema cardiovascolare, che si adatta progressivamente alla nuova condizione e alla formazione del feto. In generale, aumenta il flusso di sangue all’organismo, sia attraverso l’aumento del volume circolante, sia attraverso l’incremento della frequenza cardiaca. Inoltre, nelle ultime settimane di gestazione, l’ingombro stesso dell’utero può ostacolare il ritorno venoso di sangue dagli arti inferiori, facilitando la comparsa di edemi alle caviglie.


Queste modificazioni spiegano, quindi, i sintomi spesso lamentati dalle donne gravide, come cardiopalmo, tachicardia, sensazione di fiato corto e gonfiore degli arti inferiori.

 

 

 

I campanelli di allarme

 

Mancanza di fiato, facile affaticabilità, gonfiore alle gambe, palpitazioni: sono sintomi poco specifici, comuni in gravidanza anche in donne sane, e per questo motivo spesso sottovalutati dai medici e dalle stesse donne.


Tuttavia talvolta possono essere il segnale di esordio dello scompenso cardiaco; questo può manifestarsi durante la gravidanza in donne precedentemente sane per due condizioni:


 - l’insorgenza di una rara forma di cardiopatia proprio legata alla gravidanza stessa, la cardiomiopatia peri-partum

 - la presenza di una malattia del muscolo cardiaco (detta cardiomiopatia dilatativa ) pre-esistente ma non nota, che si manifesta in gravidanza a causa dell'aumento del lavoro del cuore

 

 

 

 

La cardiomiopatia peri-partum: quando, come e perchè


Si tratta di una forma di cardiomiopatia piuttosto rara (un caso ogni 2500-4000 nati nelle casistiche americane) ma peculiare poiché legata proprio alla gravidanza stessa.

E’ caratterizzata dall’insorgenza di disfunzione contrattile del ventricolo sinistro, di severità variabile, che esordisce tra l’ultimo mese di gravidanza e i primi 6 mesi dopo il parto e che non sia dovuta ad altre cause specifiche di cardiopatia (es. infarto, valvulopatie, miocarditi, cardiopatie familiari).

Le cause non sono del tutto chiare: sono verosimilmente implicati fattori genetici (predisposizione individuale), infiammatori, immunologici.

Tra le condizioni predisponenti si riconoscono le gravidanze gemellari, l’età materna avanzata, la presenza di ipertensione gravidica o pre-eclampsia, le gravidanze pregresse (multiparità).

 

Gli strumenti per la diagnosi


Il primo passo per una diagnosi tempestiva è quello di porre il sospetto di cardiopatia, aspetto non sempre scontato date la aspecificità e la frequenza dei sintomi di esordio.
Visita cardiologica con ECG sono utili nell’identificare i primi segni di scompenso a livello polmonare e/o periferico, ma la diagnosi definitiva si basa sull’uso di esami strumentali:


►EcocardiocolorDoppler: esame non invasivo e non dannoso per madre e feto; permette di confermare la disfunzione e dilatazione del ventricolo sinistro e di escludere eventuali altre cause di scompenso, come vizi valvolari non noti in precedenza

►Risonanza Magnetica Cardiaca:probabilmente sicura in gravidanza (ma mancano dati su grandi numeri); oltre a confermare i dati ecografici (funzione ventricolare, vizi valvolari), mostra le caratteristiche del tessuto miocardico, evidenziando eventuali segni di infiammazione (sospetto di miocardite), di infiltrazione (malattie da accumulo di sostanze, solitamente geneticamente determinate) e/o di fibrosi (indicatore di esordio non recente e di prognosi peggiore)

►Coronografia: esame invasivo, controindicato in gravidanza per l’uso di radiazioni ionizzanti e mezzo di contrasto iodato; deve essere riservato a specifiche condizioni cliniche, quando sia forte il sospetto di infarto miocardico acuto.

 

 

 

Cardiomiopatia peri-partum: terapia

 

L’impostazione terapeutica varia a seconda del quadro clinico di esordio:


- nelle forme ad esordio meno drammatico, con sintomi e segni di congestione polmonare, i farmaci più comunemente utilizzati in prima battuta sono i diuretici, associati ai farmaci raccomandati per le forme di scompenso cardiaco di qualunque origine (vasodilatatori se i valori pressori lo permettono, beta-bloccanti). Prima dell’espletamento del parto vanno evitati ACE-inibitori e sartani, che invece possono e devono essere introdotti dopo il parto


- in caso di esordio con quadro di bassa portata o shock cardiogeno, è necessario supportare il circolo con farmaci inotropi (es. adrenalina) e, nei casi più gravi, con sistemi di assistenza meccanica

 

- in tutti i casi, considerato che questa cardiopatia esordisce nelle fasi tardive della gravidanza, il parto dovrebbe essere espletato quanto prima, in modo da non esporre il neonato ai rischi legati alla condizione di scompenso e alla tossicità da farmaci


- infine, poiché la prolattina (l’ormone che stimola la produzione di latte) sembra svolgere un ruolo centrale nell’innescare e sostenere il danno miocardico, la lattazione dovrebbe essere precocemente inibita con farmaci specifici

 

 

 

Come andrà a finire?


Se diagnosticata tempestivamente, la cardiomiopatia peri-partum ha una prognosi migliore delle altre forme di cardiomiopatia dilatativa; infatti in una percentuale elevata di pazienti, prossima al 90%, si ottiene nel tempo un graduale recupero di funzione del ventricolo sinistro, fino talvolta alla normalizzazione.


In una minoranza di donne, il recupero non avviene. Spesso si tratta di donne con esordio più tardivo della malattia (oltre le 6 settimane dopo il parto) e con maggiore severità all’esordio (grave disfunzione ventricolare). In questi casi, può rendersi necessario ricorrere al trapianto cardiaco e/o all’impianto di sistemi di supporto meccanico al circolo.


Va precisato che, anche in presenza di recupero pressoché completo, le pazienti dovrebbero essere dissuase dal pianificare una nuova gravidanza, poiché il rischio di ricorrenza della cardiomiopatia peri-partum è elevato.

 



Proteggiamo il cuore!

 

Di quali tumori si ammala la donna?

Sono in aumento i tumori nella donna?

Cosa significa e che importanza ha la diagnosi precoce?

Quando servono le terapie oncologiche?

Quali sono le novità in ambito oncologico? 

Cosa significa cardiotossicità?

Quali effetti hanno i farmaci oncologici sul cuore?

Si può fare diagnosi precoce / prevenzione di cardiotossicità?

Come posso contribuire alla mia salute?

Cosa può fare l'Ospedale Niguarda per me?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di quali tumori si ammala la donna?


Più frequentemente mammella, colon-retto, polmone, utero (endometrio e cervice uterina), ma anche, seppur con minor probabilità tiroide e ovaio. 

 

 

 

Sono in aumento i tumori nella donna?


Si, in particolar modo il tumore del polmone per la maggior diffusione dell'abitudine al fumo. L'incremento dei tumori mammari è invece attribuibile a  un maggior numero di diagnosi precoci (mammografia di screening a partire dai 45-50 anni) e alla  diffusione di fattori di rischio (utilizzo di contraccettivi orali per periodi prolungati).

 

 

 

Cosa significa e che importanza ha la diagnosi precoce?


Diagnosticare un tumore in fase precoce, cioè quando è molto piccolo, permette di aumentare la sopravvivenza delle pazienti. Da qui deriva l'importanza di eseguire con regolarità gli esami di screening (mammografia +/- ecografia mammaria ogni 1-2 anni), PAP-test (per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni ogni tre anni). 

 

 

Quando servono le terapie oncologiche?


Le terapie mediche oncologiche servono per migliorare la sopravvivenza delle pazienti e la qualità di vita controllando i sintomi legati alla malattia. Possono essere utilizzate dopo un intervento chirurgico allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia o, nelle fasi più avanzate della malattia per controllare la crescita del tumore riducendo i sintomi ad esso correlati e aumentando la sopravvivenza del malato.

 

 

 

Quali sono le novità in ambito oncologico? 

 Negli ultimi anni sono entrati in commercio numerosi farmaci che presentano un meccanismo di azione diverso da quello dei comuni chemioterapici. Sono generalmente farmaci che agiscono su uno specifico bersaglio molecolare. Tra questi cito per esempio olaparib attivo nelle donne con carcinoma ovarico avanzato portatrici di una mutazione a carico del gene BRCA. Le donne portatrici di questo gene alterato come, per citare un personaggio famoso Angelina Jolie, hanno un aumentato rischio di sviluppare un tumore alla mammella e all'ovaio. L'utilizzo di questo nuovo farmaco può aumentare significativamente la sopravvivenza di queste pazienti sino ad oltre 11 mesi riducendo il rischio di progressione della malattia.

 

 


 

Cosa significa cardiotossicità?


Anche se non esiste una definizione semplice e diretta di cardiotossicità da chemioterapici, questa può essere intesa come l’insieme di eventi cardiaci avversi che avvengano in corso di una terapia con farmaci antitumorali.

La cardiotossicità si distingue in una “forma acuta o subacuta”, che può presentarsi cioè durante il trattamento chemioterapico, e in una “forma cronica”, quando i disturbi si manifestano dopo il termine delle terapie. La forma cronica si distingue, a sua volta, in “cronica precoce” se non intercorre un anno prima della comparsa di disturbi e “cronica tardiva”, se essi si manifestano dopo un anno dalla fine del trattamento antitumorale.

 

 

 

Quali effetti hanno i farmaci oncologici sul cuore?

 

Le manifestazioni cliniche più frequenti durante la forma acuta e subacuta della cardiotossicità comprendono alterazioni del tracciato ECG (non necessariamente associate a particolari disturbi, ma che predispongono ad aritmie), aritmie (prevalentemente la fibrillazione atriale e le extrasistoli), ipertensione arteriosa, dolore toracico (crisi anginose, del tutto simili a quelle dell’infarto, anche se non comportano ischemia) e scompenso cardiaco.
Conosciamo per ciascun farmaco utilizzato le percentuali di rischio di sviluppare i vari disturbi, a seconda del loro meccanismo d’azione. Questi dati sono stati desunti dai grandi studi e raccolti su popolazioni molto diverse da quelle attuali. Per questo tali dati sono solo indicativi, diciamo teorici, ma il loro sviluppo dipende anche da una propria predisposizione personale e dalla nostra conduzione di vita, come vedremo a breve.

Tra gli effetti prevalenti durante le forme croniche c’è la “disfunzione cardiaca” che è un termine generico per raggruppare un insieme di alterazioni del cuore che non gli permettono di svolgere la propria attività di pompa in modo ottimale. Viene misurata con un parametro ecocardiografico, la “frazione di eiezione”, che è la percentuale di sangue espulso in un battito rispetto al volume totale presente nel cuore. Normalmente, infatti, il cuore espelle a ogni battito almeno il 50% del sangue che contiene. Se il cuore non garantisce questa funzione il sangue non può raggiungere nei corretti tempi tutti gli organi che devono essere nutriti, causandone una sofferenza. Il sangue inoltre non viene smaltito dalle vene, accumulando liquidi nei polmoni e nelle gambe. Queste condizioni configurano uno stato di “scompenso cardiaco”. Questi effetti possono manifestarsi anche a distanza di anni dal completamento delle terapie.

Il rapporto rischio/beneficio rimane in ogni caso ovviamente sostanzialmente favorevole all’uso di farmaci antitumorali, anche se possono risultare “pesanti” per il cuore, in quanto il beneficio in termini di salute di questi farmaci “salvavita” è superiore al rischio di eventi cardiovascolari indesiderati, fatti salvi i casi in cui il rischio cardiovascolare di partenza è talmente elevato da costituire controindicazione assoluta ad un particolare trattamento.

Le terapie usate in oncologia possono avere, infatti, diversi obiettivi, che devono essere tenuti in considerazione in caso di effetti avversi in corso di tali trattamenti.
Per capire meglio, distinguiamo:

- terapie curative: quelle che si danno per ottenere la scomparsa del tumore (remissione completa). Hanno una durata definita (fino a guarigione) e l’effetto è misurabile (diminuzione/scomparsa delle lesioni). Non possono essere evitate ma solo sostituite da altre terapie.

- terapie adiuvanti: si usano dopo chirurgia potenzialmente radicale per eliminare eventuali lesioni secondarie occulte e ridurre il rischio di recidiva. Hanno durata variabile (ci si basa su studi condotti su grandi popolazioni) e l’effetto non è misurabile (se non valutato a distanza di anni in base alla comparsa di eventuale recidiva). Possono anche essere evitate.

- terapie neoadiuvanti: si usano nei tumori molto voluminosi per ridurre la massa e facilitare la chirurgia. Hanno solitamente una durata definita e l’effetto è misurabile. Talvolta possono essere evitate.

- terapie palliative: si usano in tumori dove appare improbabile una completa guarigione, a scopo di stabilizzare la malattia e migliorare la qualità di vita. Hanno solitamente una lunga durata, anche di anni (generalmente diciamo fino a che si dimostrano efficaci) e l’effetto è misurabile. Possono essere interrotte, almeno temporaneamente, a seconda dell’andamento della malattia.

L’insorgenza di effetti indesiderati su cuore e vasi può inficiare la continuità delle terapie, e persino in pazienti che non manifestino particolari sintomi, una disfunzione del cuore può interferire con il trattamento specifico e non permettere la prosecuzione delle cure o necessitare aggiustamenti della dose da somministrare.

 

 

 

Si può fare diagnosi precoce / prevenzione di cardiotossicità?


In cardiologia generalmente definiamo una “prevenzione primaria” che è volta a proteggere cuore e vasi dall’effetto dei fattori di rischio cardiovascolare (pressione alta, diabete, fumo,…), e una “prevenzione secondaria” che invece è volta a evitare il ripetersi di altri eventi avversi dopo che ne sia comparso uno (infarto, aritmie,…) e a evitare che il cuore perda progressivamente la propria autonomia a causa di un evento avverso.

Possiamo ritenere alcuni tipi di terapie oncologiche come “fattori di rischio” per la salute di cuore e vasi. Secondo questa visione possiamo quindi definire una “prevenzione primaria” che limiti la possibilità che il farmaco somministrato abbia un effetto dannoso. Il danno può essere ridotto utilizzando nuove formulazioni che non raggiungano il cuore, personalizzando la dose e i tempi di somministrazione dei farmaci oncologici e associando a queste terapie dei farmaci usati normalmente in cardiologia, che proteggano il cuore. Appare inoltre superfluo dire che tutti gli altri fattori di rischio esistenti andrebbero o aboliti (smettere di fumare, calare di peso, condurre una vita attiva) o ben controllati con le normali terapie (anti-ipertensivi, farmaci per il diabete e il colesterolo). Un rigoroso controllo farmacologico delle altre patologie presenti al momento della diagnosi oncologica può contribuire significativamente alla prevenzione degli eventi avversi su cuore e vasi.

In questo contesto, la “prevenzione secondaria” invece ha lo scopo di bloccare o almeno ridurre eventuali danni che si dovessero manifestare dopo l’avvio di una terapia oncologica. Tanto più precoce è l’individuazione di un effetto avverso e tanto più facile sarà coglierlo in fase iniziale e trattarlo in modo da evitare danni permanenti o la necessità di sospendere la terapia oncologica. Ecco perché tutte le pazienti che si incamminino verso questi trattamenti, vengono sottoposte a regolari controlli con ECG, ecocardiogramma ed esami del sangue mirati. Da diversi anni sono state studiate delle tecniche ecocardiografiche sofisticate, che ci permettono di documentare danni in fase molto iniziale, per capirci, anche quando il cuore manifesta ancora una funzione assolutamente normale e non è presente alcun sintomo di allarme.

 

 

 


Come posso contribuire alla mia salute?

 
Il numero di persone che nella vita hanno avuto una diagnosi di tumore e oggi sono guarite è aumentato negli ultimi decenni ed è in costante crescita. Questo dato è spiegato, almeno in parte, dall’aumento dei programmi di screening grazie ai quali si è in grado di identificare più casi di malattia in stadio precoce e con maggiore possibilità di guarigione. Le cure per il cancro permettono ormai a moltissime persone di vivere a lungo in buona salute anche dopo la diagnosi. Spesso queste persone hanno tuttavia un rischio aumentato di sviluppare altre patologie croniche come diabete, osteoporosi o patologie cardiovascolari. Vi sembrerà banale, ma per la prevenzione di questi problemi e anche del rischio di recidiva, è di fondamentale importanza seguire semplici regole per uno stile di vita sano.


Una dieta sana e varia, ricca di frutta e verdure di diverso colore e qualità, di cereali integrali e legumi e povera di carne rossa, in particolare salumi e insaccati, è in grado non solo di prevenire l’insorgenza di cancro ma anche di tenere sotto controllo la crescita tumorale in diversi stadi della malattia.  È inoltre riconosciuto che uno stile alimentare di questo tipo può fornire all’organismo vitamine, sali minerali e altri composti benefici che difendono l’organismo dal cancro e da altre patologie croniche. Negli ultimi anni è stato confermato che il controllo del peso corporeo ha un ruolo cruciale per le persone che hanno vissuto una storia oncologica. Sembra che mantenere il peso nella norma sia in grado di stabilizzare l’assetto metabolico dell’organismo e scoraggiare la crescita tumorale. Allo stesso tempo, una situazione di sovrappeso o obesità causa una serie di stress all’organismo che, in alcuni casi, sembra favorirne la crescita. Anche l’attività fisica è importante per chi combatte le malattie oncologiche perché contribuisce a dare forza all’organismo e al sistema immunitario, oltre che aiutare a mantenere il peso nella norma.


Questi stessi accorgimenti sono fondamentali anche per la correzione dei fattori di rischio cardiovascolare, che sono anche importanti fattori di rischio di cardiotossicità.


In generale quindi le regole di buon senso per un corretto stile di vita, associate alle campagne di screening oncologico sono fondamentali per aiutare il medico a diagnosticare la malattia oncologica in fase precoce e prevenire gli eventuali danni quando le terapie si dimostrassero necessarie.

 

 

 

Cosa può fare l'Ospedale Niguarda per me?

 
L’ospedale Niguarda ha affiancato da qualche anno ai rodati ambulatori specifici per le varie problematiche cardiologiche (scompenso cardiaco, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione), un ambulatorio dedicato ai malati in trattamento con farmaci oncologici che sviluppino problemi in corso di terapia o che abbiano già qualche precedente cardiovascolare prima di avviare la terapia, condizione che li potrebbe rendere più “fragili”.

La creazione di un team dedicato consente di disegnare una corsia preferenziale per i pazienti presi in carico dall’oncologia della nostra struttura, riducendo i tempi di attesa per le visite e offrendo un riferimento pressoché costante in affiancamento al proprio oncologo, anche per le problematiche cardiologiche.
Ciascun paziente viene sottoposto dapprima ad una valutazione di base che comprende una visita specialistica e la programmazione di ECG ed ecocardiogramma presso la nostra struttura. Completati questi accertamenti vi è una fase di confronto tra il cardiologo e l’oncologo di riferimento da cui verrà pianificata la successiva strategia “personalizzata” di diagnosi e cura, che dipenderà dalla situazione della malattia, dalla terapia da avviare e dalla storia personale di ciascun individuo. Sarà sufficiente pertanto solamente ottimizzare la terapia in atto? Vi è invece la necessità di implementare la fase diagnostica con ulteriori accertamenti (test da sforzo, holter-ECG, risonanza magnetica, TC coronarica, coronarografia)? In ultimo si concorderà quali siano il migliore sistema e tempistiche per il monitoraggio cardiologico dopo l’avvio delle terapie (per esempio se sia necessario un ricovero o se si possa fare terapia in regime ambulatoriale).

La stessa “squadra” sarà poi quella che si occuperà di garantire una continuità assistenziale nelle successive visite di follow-up e che, parimenti alla valutazione prima dell’avvio della terapia, pianificherà anche necessità e tempistiche per le valutazioni cardiologiche dopo il completamento delle cure oncologiche: proseguimento dei controlli presso l’ambulatorio dedicato per i fattori di rischio cardiovascolare, follow-up strumentale con ecocardiogramma e test di funzione vascolare, “aggancio” agli ambulatori divisionali dedicati per patologia.

Questo approccio ci permette di avviare quotidianamente terapie potenzialmente pericolose per il cuore anche a pazienti cardiopatici o con tanti fattori di rischio. Ci aiuta inoltre a diagnosticare eventuali “sofferenze” del cuore in fase molto precoce, permettendo un aggiustamento della dose della terapia oncologica e non necessariamente la sua sospensione, garantendo una migliore adesione alla terapia e la messa in atto di regimi di cura personalizzati e sicuramente meglio tollerati.

 



Ascolta la puntata

Dolcemente complicate

Il cuore delle donne a Radio24, l'8/3, nel corso della trasmissione "Cuore e Denari", condotta da Nicoletta Carbone e Debora Rosciani, dalle 10:30 alle 12:00
Intervengono
  • Dott.ssa Maria Frigerio
  • Prof.ssa Cristina Giannattasio
  • Dott.ssa Paola Colombo
De Gasperis Cardio Center, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano

LA CARDIOLOGIA E' ROSA? 5 Domande a 5 donne

  • Maria Giovanna Trivella

    Responsabile Istituto di Fisiologia Clinica-CNR Sezione di Milano presso Ospedale Niguarda
  • Luna Gargani

    Ricercatore Cardiologo, Istituto di Fisiologia Clinica-CNR di Pisa
  • Silvia G Priori

    Professore Ordinario di Cardiologia - Dipartimento di Medicina Molecolare - Università degli Studi di Pavia
  • Anna M Colli

    Dirigente medico, UOC Cardiologia, "Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano"
  • Mariell Jessup

    MD, FAHA, FACC, FESC Professor of Medicine - University of Pennsylvania - Heart and Vascular Center
  • Maria Giovanna Trivella
    Responsabile Istituto di Fisiologia Clinica-CNR Sezione di Milano presso Ospedale Niguarda
    Maria Giovanna Trivella, medico cardiologo, ricercatrice CNR, in attività nell'Istituto di Fisiologia Clinica (IFC) dalla laurea nel 1976. Ha collaborato ai percorsi multidisciplinari sin dale origini della Bioingegneria a Pisa.
    Vincitrice di una Borsa dell'NIH (National Institutes of Health) ha lavorato negli StatiUniti all'Università di Washington presso il Dipartimento di Fisiologia e Biofisica di Seattle, ricevendo successivamente al suo rientro a Pisa la responsabilità dellaricerca sperimentale. Sin dagli anni 90, quando l'IFCsi è aperto all'attività sanitaria d'urgenza e territoriale, si è dedicate alla cura di pazienti cardiopatici e alla valutazione cardiologia di pazienti da inserire in lista per trapianto di fegato.
    Ha maturate competenze nei percorsi di validazioni dei dispositive biomedicali e nelle nuove tecnologie. Membro del Direttivo dell'Associazione Oncologica Pisana dal 1998 e successivamente del Comitato Tecnico Scientifico dell'Istituto Toscano Tumori, si è occupata delle problematiche di pazienti in ambito oncologico. In base a tale esperienza ha sviluppato e proposto un percorso di riflessione contro la frammentazione della medicina, che le è valso insieme con Giuseppe Rainaldi dell'IFC il premio dell'European Science Foundation per l'Exploratory Workshop "Molecular signaling in cardiovascular and oncological disease: similar and shared pathways".
    Dal Luglio 2009 al 2012 è stata Presidente del Consiglio Cittadino delle Pari Opportunità di Pisa.
    Ha partecipato a numerosi progetti nazionali e internazionali tra i quali, in FP7, SensorART sulla sensorizzazione del cuore artificiale e attualmente, in Horizon 2020, HEARTEN dove svolge il ruolo su Etica e Privacy.
    Dal Maggio 2015 è responsabile della sezione di Milano di IFC-CNR.
  • Luna Gargani
    Ricercatore Cardiologo, Istituto di Fisiologia Clinica-CNR di Pisa
    Luna Gargani cardiologa, ricercatrice dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, si è laureata a pieni voti in Medicina e Chirurgia nel 2006 presso l'Università di Pisa, specializzata in Cardiologia nel 2011, e conseguito il dottorato di ricerca in Fisiopatologia Clinica nel 2015. Nel 2005 e 2011 è stata research fellow presso la Northwestern University di Chicago.

    E' un'esperta riconosciuta a livello internazionale di ecografia polmonare - un'applicazione relativamente recente degli ultrasuoni - ed è la più giovane ricercatrice della First International Consensus Conference Expert Committee on Pleural and Lung Ultrasound, che ha stilato le prime International evidence-based recommendations for point-of-care lung ultrasound. Ha pubblicato già molti lavori sull'argomento, alcuni dei quali citati in linee guida internazionali.

    E' stata membro della Scientific Committee della European Association of Echocardiography, ed è attualmente Chair della Certification and Accreditation Committee della European Association of Cardiovascular Imaging - sezione di Ecocardiografia Transtoracica.

    Fa parte del Comitato Editoriale del Giornale Italiano di Cardiologia, di Critical Ultrasound Journal e Journal of Scleroderma and Related Disorders.
  • Silvia G Priori
    Professore Ordinario di Cardiologia - Dipartimento di Medicina Molecolare - Università degli Studi di Pavia
    Silvia G. Priori riveste il ruolo di Professore Ordinario di Cardiologia presso l'Università di Pavia, Dipartimento di Medicina Molecolare, ed è Direttore Scientifico Centrale e dell'Istituto di Pavia della IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri. La Prof.ssa Priori è inoltre Direttore della divisione di Cardiologia Riabilitativa e della Cardiologia Molecolare dell' IRCCS Fondazione Salvatore Maugeri e dal 2008 riveste il ruolo di Professor of Medicine e Director del Cardiovascular Genetic program presso la New York University.
    Negli ultimi 20 anni la Prof.ssa Priori si è occupata in modo specifico dello studio dei meccanismi e delle basi genetiche delle aritmie. Tra i risultati scientifici più significativi, si possono annoverare l'identificazione del primo gene (RyR2) responsabile della tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica (CPVT) e la scoperta che il gene KCNJ2 causa la Sindrome del QT corto di tipo 3.

    La "Cardiologia Molecolare" diretta dalla Prof Silvia G Priori presso la Fondazione Maugeri comprende una struttura clinica per la valutazione di pazienti affetti da malattie aritmogene ereditarie e un laboratorio di diagnostica molecolare accreditato con il SSN. La terza componente della "cardiologia molecolare" è rappresentata da un laboratorio sperimentale dedicato allo studio della fisiopatologia delle malattie aritmogene ereditarie mediante l'impiego di modelli cellulare e topi transgenici. Recentemente il laboratorio sperimentale ha aperto un'unità di "Terapia Genica" mirata allo sviluppo di terapie molecolari per la cura delle malattie aritmogene.

    L'attività scientifica della prof Priori è testimoniata dalla pubblicazione di più di 360 lavori scientifici ed un H index di 105. La Prof.ssa Priori ha rivestito numerosi incarichi all'interno di società scientifiche ed è Associate Editor di Circulation Research.
  • Anna M Colli
    Dirigente medico, UOC Cardiologia, "Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano"
    Laureata a Milano nel 1980 ha iniziato a ottobre dello stesso anno a frequentare la Cardiologia Pediatrica dell'Ospedale di Niguarda specializzandosi in cardiologia nel 1982.

    E' stata, quindi, reclutata della prof Jane Somerville al National Heart Hospital di Londra e successivamente ha lavorato all'Hospital for Sick Children, Great Ormond Street ed Harefield Hospital, nonché al Southampton General Hospital e Birmighamn Children's Hospital fino al grado di Consultant Cardiologist. Lì ha acquisito competenze di diagnosi e gestione delle cardiopatie congenite dal neonato all'età adulta e delle cardiopatie acquisite nell'età pediatrica, ha avuto il privilegio di lavorare con e per alcuni dei principali pionieri della cardiochirurgia delle cardiopatie congenite e dei trapianti di cuore e polmone in età pediatrica (Donald N Ross, Magdi Yacoub, Marc R de Leval, Jaroslav Stark, James L Monro , Martin Elliott) quando molti degli attuali interventi venivano "inventati". Nel frattempo ha lavorato per circa un anno in Neonatologia e pediatria generale per soddisfare i criteri per lavorare in Cardiologia Pediatrica nel Regno Unito.

    Dal 1991 al 1993 è stata Fellow con particolare interesse per la cardiologia interventistica presso il Children's Hospital di Boston (Harvard Medical School) sotto la guida per prof J Lock. Dopo il rientro in Italia è stata responsabile della Cardiologia Pediatrica dell'attuale Policlinico San Donato trasferendosi poi dal 1999, previo breve passaggio dall'Ospedale dei Bambini V. Buzzi, alla Cardiologia Pediatrica della Clinica Mangiagalli (IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Ca Granda Policlinico di Milano) dove opera tutt'ora e dove ha come attività principale la cardiologia fetale e perinatale.

    E' titolare della docenza di cardiologia pediatrica per il corso di laurea dei Tecnici di Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare dell'Università di Milano e collabora all'insegnamento della Scuola di Specializzazione in Cardiologia e ai Master di neonatologia.

    Coltiva, inoltre, interessi musicali variegati e pratica regolarmente equitazione western.
  • Mariell Jessup
    MD, FAHA, FACC, FESC Professor of Medicine - University of Pennsylvania - Heart and Vascular Center
    Dottoressa Jessup, la sua carriera è un meraviglioso esempio di successo per ogni donna, medico e scienziato. Guardando indietro agli inizi, pensa che attualmente, negli Stati Uniti, le opportunità di carriera accademica nel campo della medicina, e in particolare in cardiologia, siano più simili tra giovani donne e uomini, rispetto alla sua esperienza? E se sì, è il risultato di cambiamenti generali di atteggiamento della gente, o di iniziative specifiche?
    Abbiamo ancora molto lavoro da fare prima che le donne possano entrare nel campo della cardiologia in misura simile agli uomini. Negli Stati Uniti, le donne ora costituiscono circa il 50% degli studenti di medicina, e gli specializzandi di Medicina Interna sono composti da circa il 50% donne. Eppure, le donne sono spesso riluttanti a entrare in cardiologia. Credo che le ragioni siano multifattoriali, tra cui:
    1. La mancanza di forti modelli femminili in molte istituzioni
    2. La percezione che l'orario di lavoro sia proibitivamente lungo
    3. La riluttanza di molte donne ad essere esposte alle radiazioni nei laboratori di emodinamica o di elettrofisiologia durante i loro anni fertili.
    La cosa più importante è che, negli Stati Uniti, le istituzioni che hanno fatto dell'accesso di un alto numero di donne nella facoltà una priorità sono le stesse dove poi si verifica il più alto numero di donne che entrano nella forza lavoro di cardiologia.

    Pensa che l'aumento della percentuale di donne in posizione di leadership è fondamentalmente solo una questione di equità, o potrebbe anche cambiare (o sta effettivamente cambiando) più profondamente il mondo della scienza medica, nella formazione e nella pratica, ad esempio in termini di scelta dei temi principali di ricerca, di organizzazione, lavoro di squadra, produttività, visione delle cure, o altri aspetti?
    Lesperienza in tutti i settori, nel governo, nella scienza e nella medicina, ha dimostrato che maggiore è la diversità della forza lavoro e migliore è lorganizzazione per risolvere i problemi, stimolare l'innovazione e lo spostamento in avanti della produttività. La presenza di più donne aumenta la possibilità di rendere la medicina migliore per i nostri pazienti.

    Lei è stata il Presidente della American Heart Association, una delle principali società cardiologiche in tutto il mondo. Tuttavia, attualmente, 5 su 16 persone del consiglio di amministrazione sono donne ... Come è l'atteggiamento della comunità scientifica verso la leadership delle donne?
    Penso che la AHA sia impegnata nella diversità di genere e lo dimostra il numero di donne. Tuttavia, la diversità non riguarda tanto il genere, quanto, più che altro, la razza, le diverse competenze e la rappresentazione geografica. Un'organizzazione che veramente diversa, in ultima analisi, richiede la persona migliore per questo lavoro, e non si preoccupa di altre caratteristiche.

    Gran parte della sua ricerca si è svolta nel campo dell'insufficienza cardiaca, in cui ci sono diverse donne di spicco, probabilmente più che in altre branche della cardiologia. Pensa che l'insufficienza cardiaca abbia un fascino speciale per le donne, o che le donne abbiano una attitudine particolare per questa patologia? E se sì, perché?
    Penso che il campo dellinsufficienza cardiaca si è evoluto. Le donne non erano ben rappresentate negli altri settori, come quello dell'interventistica e quello dellEletrrofisiologia, così hanno colto al volo la possibilità di trovare un campo che non comporti necessariamente lesposizione alle radiazioni. Nell'insufficienza cardiaca servono grandi capacità e l'integrazione di molte altre discipline. Si richiede la collaborazione di tutte le abilità in cui le donne eccellono.

    Infine, che consiglio vorrebbe dare alle giovani donne che sono agli inizi della loro carriera nel campo della medicina, della cardiologia, o del trapianto?
    Tenere la mente aperta alle nuove idee, alle nuove persone e alle nuove possibilità di carriera. Fare quello che si ama, ma lavorare duro e seguire sempre tutto ciò per cui si è impegnati. Il maggior successoderiva da una combinazione di fortuna e duro lavoro.

L'offerta di Niguarda

  • Cardiologia Pediatrica

    - Valutazione e cure cardiologiche della donna in gravidanza
    - Diagnosi e cura delle cardiopatie in età neonatale e pediatrica
    - Cure a lungo termine dei portatori di cardiopatie congenite, incluso il counseling e l'assistenza cardiologica in gravidanza
  • Cardiochirurgia e cardiochirurgia pediatrica

    - Sistemi di assistenza circolatoria di breve e di lunga durata, trapianto di cuore
    - Trattamento chirurgico delle cardiopatie congenite e acquisite in età neonatale e pediatrica
    - Trattamento chirurgico delle cardiopatie congenite in età adulta
    - Trapianto cardiaco pediatrico e nell'adulto con cardiopatie congenite complesse
  • 3° servizio anestesia e rianimazione

    - Trattamento intensivo del neonato e del bambino cardiopatico
    - Trattamento intensivo delle cardiopatie acute in gravidanza
  • Terapia intensiva neonatale

    - Cure intensive del neonato e del prematuro
  • Ostetricia e ginecologia

    - Counseling e assistenza nelle gravidanze a rischio
    - Pianificazione e assistenza al parto
    - Diagnosi prenatale delle cardiopatie congenote
  • Centro Clinico NEMO

    - Diagnosi e cura delle distrofie muscolari
  • Cardiologia 1 - UCIC - Emodinamica

    - Cure cardiologiche intensive e post-intensive della cardiopatia ischemica e delle cardiopatie acute in gravidanza
    - Coronarografia diagnostica e interventistica, angioplastica, in regime elettivo e di emergenza-urgenza
  • Cardiologia 2 - insufficienza cardiaca e trapianto

    - Trattamento a lungo termine, anche post-trapianto, della miocardiopatia peri-partum
    - Ambulatorio multidisciplinare (in collaborazione con genetica medica) per la diagnosi e cura delle cardiomiopatia ereditarie
    - Biopsie cardiache per la diagnosi differenziale delle cardiopatie acute
  • Cardiologia 4 - diagnostica non invasiva

    - Ambulatorio per l'ipertensione arteriosa
    - Diagnostica ecocardiografica a riposo e da stress
    - Test da sforzo e da stress farmacologico, anche in collaborazione con la Medicina Nucleare
    - Risonanza magnetica cardiaca
  • Cardiologia territoriale

    - Ambulatorio di cardiologia generale ed ecocardiografia
    - Ambulatorio per le dislipidemie (in collaborazione con il Centro Universitario "Grossi Paoletti")
  • Radiologia diagnostica

    - Angio-TAC per lo studio delle coronarie
  • Oncologia

    - Breast Unit per la cura del carcinoma mammario