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IL CUORE IN VERDE: GIARDINAGGIO PER TUTTI

Uno dei problemi principali di chi soffre di una malattia di cuore, in particolare di scompenso cardiaco, è la difficoltà a svolgere attività che comportino sforzo fisico. Camminare (specie in salita), sollevare e trasportare pesi, salire le scale, piegarsi e rialzarsi, risultano faticosi e possono causare affanno, stanchezza, capogiri, accelerazione del battito cardiaco... Diversi gradi di limitazione possono portare a interrompere il proprio lavoro, necessitare di un aiuto per le faccende di casa o per fare la spesa, e rinunciare alle proprie passioni nel tempo libero, se queste implicano uno sforzo fisico, come nel caso di molte attività sportive o di movimento.


E chi ha la passione di coltivare le piante, in giardino o nell’orto, in terrazzo o sul davanzale, o all’interno del proprio appartamento? Se ci stacchiamo dal luogo comune dell’immagine della romantica donna inglese che, cappello di paglia in testa, taglia le rose o raccoglie i piccoli frutti del melo da fiore per farne marmellata (ma dove trova il tempo? E non le scappa la pazienza?), se abbiamo praticato e pratichiamo questa attività, sappiamo non solo che, come dicevano i nostri nonni, “la terra l’é bassa”, ma anche che i sacchi di terriccio, i vasi di terracotta, le piante stesse - per non parlare degli annaffiatoi pieni d’acqua - possono essere molto pesanti. Tagliare grossi rami, scavare una buca nel terreno, salire su una scala a pioli e stendere le braccia in tutte le direzioni per legare un rampicante, può essere faticoso e anche, a volte o per qualcuno, imprudente o rischioso. Non per questo dovremo però abbandonare la nostra passione. Certo non potremo faticare sotto il sole per ore, ma con un po’ di buon senso, di adattamento, e qualche trucco, potremo lo stesso dedicarci al mondo verde che amiamo – il che non potrà che far bene al nostro spirito e al nostro cuore. Ecco quindi, da oggi all'8/5, un decalogo per tutti i cuori appassionati del verde, di tutte le età.

 

 

1. Teniamoci in allenamento

2. La terra

3. I vasi

4. L’acqua

5. Largo ai giovani

6. Alla nostra altezza

7. Diamoci tempo

8. La sicurezza, sempre

9. Il giardino virtuale

10. Troviamo degli amici

 

 

 

 

1.  Teniamoci in allenamento



La medicina contemporanea insegna che il movimento fa bene a tutte le età e in qualunque condizione... Anche i malati di scompenso cardiaco, con qualche eccezione, sono incoraggiati a svolgere attività fisica leggera e regolare.

 

Chiedete consiglio al vostro cardiologo riguardo al livello e al tipo di attività utile per voi. Una buona “forma” (che significa, per ciascuno di noi, la miglior forma possibile per noi stessi, non quella del nostro vicino palestrato...) aiuta il nostro corpo, la nostra autostima, e anche, pensate, la nostra mente... infatti chi svolge attività fisica con regolarità é meno soggetto al decadimento cognitivo che si associa all’invecchiamento. Altro che “tutto muscoli e niente cervello!”

 

 

 

 

2.  La terra


Se dobbiamo fare lavori “in grande”, in piena terra o in grandi vasche, meglio rivolgersi a professionisti.

 

Ma noi, come per la nostra salute, possiamo cominciare dalla prevenzione.

  • Scegliamo terricci di buona qualità, alleggeriti (esistono anche substrati in fibra, molto leggeri, che si gonfiano d’acqua al momento dell’uso, comodi ma poveri, potrebbe essere poi necessario concimare più spesso).
  • Comperiamo più sacchi di piccole dimensioni piuttosto che grandi confezioni pesanti e, dal momento che non sempre nei garden center i sacchi di terra sono protetti dalle intemperie, evitiamo di comprarli dopo un’acquazzone!
  • Per lo stesso motivo, portiamo il terriccio asciutto sul luogo di utilizzo e bagnamolo sul posto.
  • Utilizziamo un carrellino o una carriola (ne esistono di pieghevoli e leggeri) anche per piccole distanze.
  • Riempiamo per circa 1/3 i vasi con argilla espansa e, se vogliamo essere precisi e facilitare l’eventuale sostituzione della pianta in futuro, mettiamo sul fondo un pezzo di tessuto-non-tessuto antiradice.

Avremo maggior benessere per la pianta e vasi più leggeri...

 

 

 

3.  I vasi


I vasi di terracotta, pietra o ghisa sono belli, invecchiando diventano bellissimi, ma appena si superano le dimensioni più piccole sono molto pesanti.

 

Un po’ più leggeri sono i vasi in ferro, acciaio, o corten, ma sono piuttosto costosi. Inoltre il metallo se non ben verniciato tende a surriscaldarsi se esposto al sole.

 

Rivolgiamoci dunque ai vasi di plastica, leggeri, maneggevoli, isolanti e, se di buona qualità, (quasi) indistruttibili. Ce ne sono per tutti i gusti, di tutte le forme, dimensioni, colori, e prezzi.

 

Se li sceglieremo con criterio seguendo un progetto, insomma se non li consideriamo un ripiego, riusciremo a soddisfare il nostro senso estetico e le necessità delle nostre piante, senza affaticare il nostro cuore.

 

Da qualche anno sono disponibili anche contenitori ultraleggeri di tessuto impermeabile, da appoggio o da appendere al muro, utilizzabili per piante da orto o piante fiorite di piccole-medie dimensioni.

 

 

 

 

 

4.  L'acqua


Impossibile pensare a un giardino senz’acqua. Perfino le piante grasse, specie se in vaso, devono essere bagnate di tanto in tanto.

 

Come evitare di affaticarci andando avanti e indietro con l’annaffiatoio pieno?

In un grande terrazzo o in un giardino, dove prevalgono le piante perenni, meglio installare un impianto di irrigazione. La spesa iniziale verrà ripagata nel tempo da una più lunga sopravvivenza delle piante. Probabilmente avremo bisogno d’aiuto per l’infrastruttura dell’impianto, mentre potremo poi personalmente regolare, aggiungere o togliere qualche irrigatore, secondo necessità.

 

Se abbiamo molte piante annuali in vaso possiamo aiutarci con un tubo corredato da una lancia o pistola a getti multipli, da allacciare a una presa d’acqua esterna, se c’é, ma anche -con un attacco “volante”- al rubinetto interno più vicino. I tubi che si allungano sotto la pressione dell’acqua o un avvolgitubo ci aiuteranno a tenere in ordine il nostro spazio verde con meno fatica.

 

I vasi di plastica (vedi punto 3) limitano l’evaporazione rispetto ai vasi di terracotta.

 

 

 

 

 

5.  Largo ai giovani


Se scegliamo piante giovani saranno più piccole, meno costose, e meno pesanti da trasportare; metterle a dimora sarà meno faticoso, perché la buca di impianto sarà meno larga e profonda rispetto a quella necessaria per una pianta più grande.

 

Alcune piante piccole possono ambientarsi facilmente anche se il nostro lavoro non é stato perfetto, altre possono non riuscire a farsi strada in mezzo a quelle più grandi e già stabilizzate.

 

Le piante a rapida crescita, anche se inizialmente piccole, ci daranno presto l’effetto voluto. Se invece la crescita é lenta dovremo aspettare per veder realizzato il nostro progetto, ma questo non é necessariamente un male (vedi punto 7).

 

 

 

6.  Alla nostra altezza

 


Stare curvi magari sotto il sole, piegarsi e rialzarsi, allungarsi per legare i rampicanti, potare i rami o cogliere la frutta, non é certo l’ideale per chi ha lo scompenso cardiaco.

 

Cerchiamo di lavorare comodi, per quanto possibile. Serviranno un piano di lavoro (un tavolo, uno scaffale o un mobile-contenitore alto circa 70-90 cm) per il rinvaso e la manutenzione delle piante piccole; una sedia, uno sgabello basso (magari pieghevole, oppure con ruote bloccabili) da portare in giro per il giardino o il terrazzo e, se proprio dobbiamo lavorare raso terra, un cuscino imbottito per inginocchiarci.

 

Un utile accorgimento é portare la terra alla giusta altezza: potremo utilizzare le strutture a scomparti di legno impregnato in vendita presso i garden più forniti, spesso destinate alle piante da orto o alle aromatiche; oppure i contenitori di tessuto impermeabile (vedi punto 3), poggiati su scaffali di plastica o lamiera zincata, resistenti al peso e all’acqua. Per le piante ornamentali, gli arbusti o i piccoli alberi, scegliamo vasi alti 60-90 cm e oltre (quelli alti e stretti, in questi anni piuttosto di moda, possono essere impiegati anche come portavasi, avendo spesso all’interno un contenitore di altezza ridotta).

 

Evitiamo anche di dover lavorare troppo in alto: limitiamo a una altezza che possiamo raggiungere senza bisogno della scala la crescita dei rampicanti che necessitano di essere legati a un sostegno; per potare, o per cogliere i fiori e la frutta, utilizziamo attrezzi appositi con il manico estensibile, ma teniamo conto che possono essere pesanti e poco maneggevoli.

 

Oppure scegliamo rampicanti in grado di crescere da sole intorno a un supporto o sui muri, arbusti di dimensioni contenute o resistenti alle potature, alberi a lenta crescita o in miniatura...

 

Se ciò significa modificare radicalmente il nostro stile di giardinaggio, dobbiamo vedere anche le opportunità: tenere le piante tra i 60cm e 2mt vuol dire averle all’altezza non solo delle mani ma anche degli occhi (e, da non trascurare, del naso...).

 

 

 

 

7.  Diamoci tempo


Avere un progetto a media-lunga scadenza, che richiede di essere seguito nel tempo, ha un grande valore di motivazione per le persone malate e per quelle che invecchiano.

 

In concreto:

  • cerchiamo di ripartire il lavoro senza affaticarci troppo in un solo giorno, specie in condizioni di clima molto caldo o durante i picchi di inquinamento;
  • curiamo il nostro progetto prima ancora di cominciare (vedi punto 9), e verifichiamo passo passo la sua realizzazione.

In questo modo sarà più facile correggere i nostri errori, o adattare il progetto al comportamento delle piante e alle nuove idee.

 

 

 

 

 

 

8.  La sicurezza, sempre




Numerosi incidenti domestici sono dovuti alle nostre imprudenze
.

 

Le misure di sicurezza hanno valore per tutta la famiglia, non solo per i malati di cuore... che comunque saranno più fragili e a rischio qualora dovessero affrontare le conseguenze di eventi accidentali, come i traumi e le intossicazioni anche lievi.

 

In primo luogo, identifichiamo chiaramente e custodiamo in un luogo inaccessibile ai bambini e agli animali le sostanze e /o gli oggetti pericolosi che utilizziamo in giardino: insetticidi e concimi prima di tutto, ma anche forbici, seghe, impregnanti, detergenti, oggetti fragili (es. portacandele in vetro), zampironi, fiammiferi...

 

Se vogliamo coltivare piante velenose (molte sono estremamente decorative) rendiamole inaccessibili ai bambini e agli animali, e maneggiamole con precauzione.

 

Attenzione a non scivolare sulle pavimentazioni (o sulle foglie) bagnate.

 

Le piante alte in vasi leggeri nelle giornate ventose possono rovesciarsi: fissarle al muro, alla recinzione, o ad altra struttura con una corda robusta, eviterà le cadute proteggendo la pianta, noi e i nostri ospiti.

 

Se non possiamo fare a meno di un rialzo, scegliamo una scaletta di due-tre gradini, ben stabile e con la pedata ampia, usiamola quando non siamo soli, e ricordiamoci (sempre) di indossare calzature chiuse e con la suola rugosa prima di salirci sopra.

 

Se lavoriamo in terrazzo o sul balcone, accertiamoci che la recinzione sia solida, e evitiamo di sporgerci o di usare la scaletta in assenza di protezioni.

 

Insomma, anche qui dobbiamo prenderci la nostra parte di responsabilità per la nostra salute e la nostra sicurezza, e ricordare che prevenire è meglio che curare.

 

 

 

 

 

9.  Il giardino virtuale

 


Immaginare, progettare, sperimentare uno spazio verde
(non c’è bisogno che sia grande: si può trattare anche di una composizione in cassetta per un davanzale) é un’attività piacevole, utile, e per nulla stancante.

 

Se a questa aggiungiamo una o più visite dei garden center nelle nostre vicinanze e, meglio ancora, di giardini pubblici o privati di diversa epoca e stile, avremo un’occasione per camminare e per imparare con poca fatica.

 

Se questo ci stanca o è difficile da organizzare, ci sono una quantità di libri e riviste e, oggi, di siti web commerciali e non, che possiamo consultare per progettare il nostro spazio e, in diversi casi, volendo, anche per ordinare piante materiali e attrezzi, che ci verranno consegnati a domicilio (attenzione: a domicilio di solito significa al piano strada, o all’ingresso del giardino; perciò se ordiniamo molte cose potremmo dover fare un po’ di fatica per portarle alla destinazione effettiva: accertiamoci che le piante “respirino” e che il loro terriccio sia umido, e rimandiamo il lavoro al giorno dopo).

 

Non facciamoci prendere dalla voglia di vedere tutto finito a puntino in tempi brevi: prima di tutto sarà difficile riuscirci, e riuscendoci ci priveremmo del piacere di coltivare, oltre alle piante, nuovi progetti e nuovi sogni (vedi punto 7).

 

 

 

 

 

 

10.  Troviamo degli amici

Se ci siamo organizzati bene, tenendo conto del clima, dell’esposizione solare, e dei nostri limiti, per la maggior parte delle cose da fare potremo arrangiarci da soli, e questo ci darà molta soddisfazione.

 

Tuttavia ci saranno situazioni particolari o eventi imprevisti per affrontare i quali potremmo aver bisogno di aiuto.

 

A parte l’ovvia possibilità di ricorrere a un professionista del settore, che però può non essere disponibile in tempi brevi, non escludiamo l’opportunità di trovare la collaborazione di un familiare, di un amico/a, o vicino/a di casa.

 

Se abbiamo la fortuna di possedere uno spazio verde, é possibile che una persona vicina a noi che non ne ha uno a disposizione sia contenta di poterci aiutare, specie se oltre che il lavoro materiale sapremo condividere le idee, il tempo, magari qualche nostro prodotto  (semi, piantine, talee, fiori, frutta, insalata...) e, perchè no, una tazza di té (o un po’ – ma poco...- di buon vino). 

 

 

 

 

... AVETE ALTRI TRUCCHI O SUGGERIMENTI? Segnalateli a redazione@icoloridelcuore.it

 

 

 

 

DAL BOSCO ALLA FARMACIA: LA LUNGA STORIA DELLA DIGITALE

LLa Digitale - Pianta - scompenso cardiacoa Digitale (nome botanico Digitalis) è una pianta erbacea della famiglia delle Scrophulariaceae, distribuita in Europa centro-meridionale, con caratteristici fiori a grappoli, pendenti. Le specie più comuni sono D. Purpurea, con fiori rossi e grandi e D. lanata. con fiori più piccoli e bianchi, con un rivestimento lanoso che ne ricopre il calice.

 

Questa pianta è conosciuta da secoli per le sue proprietà farmacologiche. Nel MedioEvo il suo estratto veniva utilizzato per avvelenare le punte delle frecce e le lame delle spade: questo ci ricorda che in greco la parola pharmakon (da cui il nostro “farmaco”) significa veleno, ovvero che la stessa sostanza può essere benefica o mortale in rapporto alla dose e alla persona che la assume.

 

Gli effetti benefici della digitale sono stati ben documentati oltre due secoli fa. Nel 1775 il medico scozzese William Withering (1741-1799) visitò una paziente affetta da scompenso cardiaco: avendola trovata molto grave, era convinto che sarebbe morta presto, ma quando ripassò dopo qualche tempola donna era viva e migliorata: aveva utilizzato un infuso erboristico che conteneva, tra l’altro, digitale.

 

Il dottor Withering si impegnò nello studio di questa pianta e dieci anni dopo, nel 1785, ne introdusse ufficialmente l’uso per la cura dello scompenso cardiaco. Il suo libro “An account of the foxglove and some of its medical uses; with practical remarks on the dropsy, and some other diseases” (“Un resoconto sulla digitale e alcuni impieghi in medicina; con note pratiche sulla congestione e su altre malattie”) ne è la testimonianza: sono citati oltre 100 casi trattati, con un’accurata descrizione degli effetti favorevoli e indesiderati, e con suggerimenti per l’utilizzo.

 

Ancora oggi la digitale è l’unico farmaco inotropo (cioé che aumenta la contrattilità cardiaca) somministrabile per bocca, ed é indicato in molti pazienti con insufficienza cardiaca e fibrillazione atriale. Responsabili degli effetti terapeutici della digitale sono piccole molecole che si ricavano dalla lavorazione dei fiori: i glicosidi digitalici o cardiaci.

 

Oggi i farmaci contenenti glicosidi digitalici sono prodotti industriali, molto sicuri perchè purificati ma soprattutto perchè dosabili con assoluta precisione (cosa essenziale per un farmaco come questo, per il quale la differenza tra la dose terapeutica e quella in grado di esprimere i primi effetti tossici non é molto ampia).

 

La digitale agisce sull’equilibrio del sodio e del calcio nelle cellule cardiache. Risultato finale è un aumento dei livelli di calcio all’interno delle cellule, con conseguente aumento della contrattilità (effetto inotropo positivo). E’ in grado inoltre di ridurre indirettamente il livello degli ormoni dello stress e di rallentare la frequenza cardiaca (effetto cronotropo negativo).

 

L’effetto principale è un miglioramento dei sintomi, con aumento della tolleranza all’attività fisica, riduzione dell’affanno e della tendenza ad accumulare liquidi. Il principale limite all’impiego della digitale è il rischio di sovradosaggio, che si esprime attraverso nausea, stanchezza, inappetenza, vomito, diarrea, dolori addominali, e soprattutto disturbi del ritmo cardiaco (possibili sia il rallentamento sia l’accelerazione dei battiti, sia l’irregolarità del ritmo). Pertanto, nei soggetti che assumono digitale può essere opportuno controllare periodicamente i livelli del farmaco nel sangue. É importante inoltre segnalare al medico eventuali disturbi da sovradosaggio, così come anche l’occorrenza di situazioni che possono facilitare la tossicità della digitale, come ad es. febbre prolungata con disidratazione, ed evitare di assumere spontaneamente altri farmaci, che potrebbero interferire con l’assorbimento o con l’eliminazione della digitale.

 

 

E se volessimo coltivarla?

Possiamo farlo a scopo unicamente ornamentale, e con molta attenzione: come per tutte le piante che contengono sostanze tossiche (quali ad es. l’oleandro, il tasso, la stella di Natale, e, pensate, il mughetto), dobbiamo essere prudenti in modo da evitare danni a noi stessi e agli altri, in particolare ai bambini e agli animali domestici.

 

Proteggiamoci con i guanti nelle operazioni di giardinaggio, inclusa la manutenzione e la ripulitura, ed evitiamo che bambini o animali vengano a contatto o, peggio, ingeriscano, una qualunque parte della pianta.

 

Secondo l’enciclopedia dei fiori e del giardino di Ippolito Pizzetti (Garzanti 1998), la D. Purpurea, più decorativa, é una pianta perenne che cresce bene in mezz’ombra, in terra da giardino, ed è piuttosto facile da coltivare.

 

Fiorisce in tarda primavera/estate. La fioritura può essere prolungata se si tagliano gli steli sfioriti. Ha portamento eretto, e un’altezza complessiva da 60 cm a oltre 1 mt.

 

Può essere utilizzata come pianta da bordura in un giardino all’inglese o in un orto di campagna, o in gruppi sotto un albero, in un giardino naturale, sempre tenendo presenti le precauzioni sopra ricordate.

 

Il "pezzullo"
Non l'ultima ma quella decisiva

di Gaetano Cappelli

Gaetano Cappelli ha pubblicato più di una quindicina di romanzi, tra cui Parenti lontani e La vedova, il santo e il segreto del pacchero estremo che gli sono valsi, rispettivamente, il Premio Internazionale John Fante e il Premio Hemingway. Grazie a Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo è divenuto Chevalier de la Confrérie du Tastevin di Borgogna, onore riservato, tra gli altri, a Norman Rockwell e Winston Churchill. Con l'ultimo Scambi, equivoci eppiù torbidi inganni ha vinto il Porta d'Oriente e il Targone del Circolo Dorrick. A settembre è prevista l'uscita del nuovo romanzo Una medium, due Bovary e il mistero di Bocca di Lupo (Marsilio). Leggi

Non l’ultima ma quella decisiva

di Gaetano Cappelli

 

Mio padre iniziò a fumare nei giorni dopo il terremoto. Poche pessime sigarette – si chiamavano Lido. Anche se a ripensarci promettevano nel nome – “Lido” – la serenità che papà cercava invano in quei tristi giorni. Dove puoi essere più spensierato infatti che all’ombra d’un ombrellone davanti al mare? Poi smise di colpo, proprio come aveva iniziato. Sospetto perché, taccagno com’era, non sopportasse l’idea di mandare i suoi soldi in fumo; emmai così letteralmente! Io intanto, a smettere, ci avevo già provato decine di volte. Tenevo un cuore malmesso e fumare certo peggiorava le cose. Avevo iniziato alle medie. In classe era venuto da una grande città un ragazzino che, per questo, si dava grandi arie. Aveva i capelli tagliati in un certo modo, dei luccicanti occhialetti dorati – alla Al Bano in fondo, ma annoi sembrarono chissacché –, fumava fascinosissime Muratti, le sigarette dei tennisti dell’esclusivo Circolo della Villa – e insomma, tempo una settimana, e ci conquistò tutti. E tutti – i cecati, almeno – comprammo gli stessi occhialini e fumammo le stesse sigarette. La prima, la prima che mi accesi, quella non me la ricordo. E nemmeno l’ultima. Mi ricordo invece la sigaretta che, tra le migliaia, mi diede più soddisfazione. Tocca tornare al 1983. Che memoria!, direte. In realtà, la data la so di preciso perché il ricordo è collegato a Orizzonti perduti di Battiato. Era appena uscito e lo misi su tornando finalmente a casa, in un pomeriggio di primo autunno mentre il sole imporporava le pareti della mia stanza. Avevo avuto una supplenza in un paese della Basilicata e al secondo giorno, nonostante mi fossi classicamente innamorato d’una liceale classica e per questo avrei dovuto sentirmi più giovane, ero invece distrutto. No, quella vita non faceva per me pensai, mentre abbandonandomi sul lettuccio da figlio di famiglia, sentivo la voce del bardo siculo cantare:

 

Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca

e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.

Non servono tranquillanti o terapie

ci vuole un’altra vita

Eppoi, mentre così procedeva sul solco seguente:

 

Non ho voglia né di leggere o studiare,

solo passeggiare sempre avanti e

indietro lungo il corso o in galleria,

e il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco

 

me ne accesi una e… ahhh che piacere mentre, aspirando il fumo e cacciandolo fuori in una nuvola azzurrina, di colpo, mi sentii riappacificato col mondo e libero dal senso di prostrazione. Già, ma allora?

Allora è stata proprio quella sensazione benefica ad aiutarmi a smettere. Tutte le altre volte, da allora, ho infatti fumato proprio per riprovarla e senza mai riuscirci. Finché un giorno, accendendo l’ennesima, non mi chiesi perché poi a distanza di anni stavo ancora a ricordarla quella famosa sigaretta e la risposta attraversò la nube buia che mi avvolgeva per apparirmi in tutta la sua lampante, inoppugnabile chiarezza: quella era stata l’unica a donarmi un vero autentico piacere. Per il resto, fumare era solo un automatismo che non mi dava nessun gusto se non quello amaro della nicotina, con in più il senso di morte e oppressione che avvertivo soprattutto di notte e che, quasi magicamente, scomparve già dopo qualche giorno dacche smisi. Adesso potevo dormire sereno – nei limiti che la vita ci concede –, stiracchiarmi col peso del corpo sul petto, la posizione che prediligo, senza il reclamo dei polmoni, rincalzare i piedi tra la coperta e il materasso.

Sì, il vate di Ionia, Battiato insomma, aveva alla fine ragione. Per star meglio:

 

Non servono tranquillanti o terapie

ci vuole un’altra vita.

La vita da non fumatore!

Basta deciderlo.

                                                    

 

Gaetano Cappelli ha pubblicato più di una quindicina di romanzi, tracui Parenti lontani e La vedova, il santo e il segreto del pacchero estremo che gli sono valsi, rispettivamente, il Premio Internazionale John Fante e il Premio Hemingway. Grazie a Storia controversa dell’inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondoè divenuto Chevalier de la Confrérie du Tastevin di Borgogna, onore riservato, tra gli altri, a Norman Rockwell e Winston Churchill. Con l’ultimo Scambi, equivoci eppiù torbidi inganniha vinto il Porta d’Oriente e il Targone del Circolo Dorrick.A settembreè prevista l’uscita del nuovo romanzo Una medium, due Bovary e il mistero di Bocca di Lupo (Marsilio).

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Lo sport fa bene anche al nostro cuore.


Lo sport fa bene anche al nostro cuore a Radio24, il 5/5, nel corso della trasmissione "Cuore e Denari", condotta da Nicoletta Carbone e Debora Rosciani, dalle 10:30 alle 12:00
Interviene
  • Dott.ssa Maria Frigerio
  • HF awareness day 6-8 Maggio 2016

    In occasione delle giornate dedicate alla consapevolezza
    dell'insufficienza cardiaca, istituite dalla Heart Failure
    Association dell'European Society of Cardiology,
    il De Gasperis CardioCenter presenta:

    Le piante amiche del cuore: dall'orto alla tavola, dal bosco alla farmacia, info utili e un po' di storia


    Presso Orticola, Milano

L'offerta di Niguarda

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